mafia padrona    di Franco Novelli
29 Agosto 2011 Share

mafia padrona di Franco Novelli

 

Da anni le mafie (ma soprattutto la “mafia siciliana”) si sono impadronite dello Stato, delle leve del potere, deprivando la democrazia del suo valore, della sua forza, del suo ruolo insostituibile in una società civile.

Viene portato alla collettività nazionale, rappresentata solo sulla carta dai partiti che siedono in Parlamento, un attacco frontale espresso dall’azione congiunta del neo-capitalismo finanziario, dalla massoneria piduista, con cui va a braccetto la mafia, questo mostro informe o questa sirena travolgente, che tutto distrugge, consuma, utilizza al suo passaggio ammaliante… Tale attacco de-potenzia lo Stato fino ad annientare quel complesso di conquiste sociali/sindacali/politiche che hanno fatto dell’Italia un paese all’avanguardia in molti settori, tra i quali la scuola e la ricerca scientifica, il welfare state nel suo complesso, la giustizia, che ci viene invidiata da tutti i paesi, etc.

Tale aggressione, naturalmente, rende inefficace la Carta Costituzionale, per la quale siamo (o siamo stati) noti al mondo come possessori della più bella Costituzione.

Da quando ha avuto inizio tale aggressione verso la Costituzione e la civiltà giuridico-sindacale italiana? È cosa certa che tale progetto di rendere carta straccia la Costituzione è cominciato con sistematicità dai primi anni Novanta del XX secolo. Il teorema che in queste pagine vogliano dimostrare è che la P2, la massoneria, la mafia (= le mafie!) strategicamente concorrono con la maggior parte delle forze politiche parlamentari a ridurre l’Italia ad un paese di inebetiti imbecilli, di inetti alla lotta antagonistica e quindi incapaci di difendere la propria democrazia.

Vediamo in sintesi (che viene proposta a più riprese) – partendo da una data che ha segnato un salto di qualità delle organizzazioni criminali – come si è articolata questa “reductio ad vincla” dell’Italia, della sua storia e della sua cultura nelle mani dei barbari, della mafia, della massoneria stragista…

– 1983: la mafia uccide Giangiacomo Ciaccio Montalto, sostituto procuratore di Trapani; morte di Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione del Tribunale a Palermo, con 2 agenti di scorta;

– 1984: la mafia uccide il giornalista de I Siciliani Giuseppe Fava, che aveva condotto molti servizi giornalistici sulla criminalità organizzata; i giudici di Palermo emettono 366 mandati di cattura nell’ambito delle indagini sui delitti politico-mafiosi; esplode una bomba sul treno Napoli-Milano che provoca 15 morti e 130 feriti. L’autore della strage, commissionata dalla mafia e dalla camorra, viene assassinato tempo dopo in carcere;

– 1985: la mafia uccide a Palermo Roberto Parisi, vicepresidente degli industriali palermitani; il giudice Carlo Palermo sfugge a un attentato mafioso nella provincia di Trapani; la mafia uccide in due tempi diversi ma molto ravvicinati Peppe Montana, commissario di polizia a Palermo, e Ninni Cassarà, vice capo della mobile  di Palermo insieme ad un altro agente;

– 1986: ha inizio a Palermo nell’aula bunker dell’Ucciardone il maxi processo contro la mafia; muore in carcere Michele Sindona;

– 1988: la mafia uccide a Palermo Giuseppe Insalaco, ex sindaco democristiano, uno dei principali accusatori di Vito Ciancimino, anche lui ex sindaco democristiano di Palermo; centinaia di mandati di cattura contro mafiosi: è il risultato di una vasta operazione condotta congiuntamente dalle polizie degli USA e dell’Italia; la mafia uccide il giudice Antonio Saetta e il giornalista Mauro Rostagno, fondatore di una comunità di recupero per tossicodipendenti e ex leader e fondatore di Lotta Continua;

– 1990: Silvio Berlusconi diventa presidente della Mondadori (oggi la sentenza per il Lodo Mondadori ingiunge a Berlusconi di  indennizzare il gruppo finanziario di De Benedetti con una somma superiore ai 500 milioni di euro); la mafia uccide il funzionario della regione siciliana Giovanni Bonsignore e il giudice Rosario Livatino; la Corte d’appello assolve tutti i boss incriminati per l’omicidio del generale Carlo Dalla Chiesa;

– 1991: uccisione a Reggio Calabria del giudice Vincenzo Scopelliti; uccisione di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano che aveva denunciato il racket;

– 1992: uccisione a Palermo dell’eurodeputato democristiano Salvo Lima, luogotenente di Andreotti in Sicilia: dalle indagini risulta colluso con la mafia; uccisione del maresciallo dei CC Giuliano Guazzelli, che indagava sulla morte del giudice Livatino; uccisione dei giudici G. Falcone e P. Borsellino con le loro scorte; suicidio di Rita Atria; uccisione in Sicilia dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio e di Ignazio Salvo, potente esattore, legato alla DC andreottiana.☺

bar.novelli@micso.net

 

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