Maria e la storia
3 Marzo 2016
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Maria e la storia

L’evangelista Luca ha avuto un vero colpo di genio quando ha scelto di iniziare la storia di Gesù partendo dal punto di vista della madre. Non era una scelta scontata, perché abbiamo sotto gli occhi il racconto di Matteo dove la figura di Maria scompare totalmente, nonostante sia lei a mettere al mondo Gesù mentre è sottolineato il ruolo di Giuseppe che non ha neppure avuto ruolo nel concepimento. Anzi, Luca è ancora più radicale e rivoluzionario mettendo a confronto l’annuncio di due nascite: quella di Giovanni, rivelata al padre Zaccaria all’interno del tempio, durante un rito solenne, al cospetto di molta gente e quella di Gesù comunicata a una ragazzina di dodici anni circa, in un paese sperduto della Galilea, senza nessun testimone. Entrambi i personaggi faranno la loro lettura di ciò che è accaduto con i toni tipici della poesia ebraica, tanto che la chiesa ogni giorno usa le loro parole per pregare. Ma quelle parole rispecchiano le loro posizioni nella società, persino il loro essere maschio o femmina. Parole piene di forza e bellicosità da parte di Zaccaria; parole che presentano il punto di vista degli ultimi della società, dei derelitti della storia da parte di Maria. Nel confronto tra le due visioni scopriamo una capacità di analisi psicologica straordinaria da parte di Luca: Zaccaria vede nella nascita di Giovanni l’inizio del riscatto del popolo; le sue parole parlano di liberazione dai nemici (forse i Romani) per vivere nella propria terra e servire Dio senza rendere conto a nessuno. È una visione etnocentrica, il resto del mondo non gli interessa perché è tutto concentrato sul popolo ebraico, sognando il ritorno agli antichi fasti della dinastia davidica come è presentata dalla bibbia.

Maria non parla di un popolo ma di categorie sociali universali: gli umili e gli affamati. Se nomina Israele è perché in quel momento è un popolo oppresso ma non desidera che esso torni ad essere un popolo potente o che debba far paura ai suoi vicini. La lettura di Maria della storia universale parte dalla sua condizione di donna a cui la società del suo tempo non riconosceva diritti, che era educata a sentirsi sempre proprietà di qualcuno, che sia stato il padre o il fratello o il marito. Ha interiorizzato la condizione dei senza voce, non parla se non con un’altra donna che può entrare in sintonia con i suoi sentimenti. Di fronte ai pastori tace e medita nel cuore, non si mette a filosofare, perché sa che la sua opinione non avrebbe per essi nessun valore. L’unico momento in cui dice qualcosa a un uomo è quando chiede ragione a Gesù del suo mancato ritorno con loro e riceve una risposta non troppo comprensiva. Eppure è lei che dà il tono al vangelo di Luca, dove ci sarà una galleria di donne che circonderanno ed educheranno Gesù con i loro drammi e con la loro apertura allo Spirito.

Il Gesù di Luca andrà incontro a tutte le categorie reiette della società del suo tempo: peccatori, malati, donne adultere, poveri di ogni specie. Nel presentare Maria come protagonista della venuta al mondo di Gesù è come se Luca ci volesse dire che Lui fin dall’inizio è stato immerso nel mondo degli ultimi, perché portato in grembo da chi per legge è ultima, cioè la donna e ha appreso da lei la lettura della storia, prima che dalla parola di Dio. Il canto del Magnificat diventa il programma di vita di Gesù, come se anche a Lui fosse stato ripetuta continuamente quella lettura rovesciata della storia. Dopo i primi capitoli Maria scompare dal vangelo tranne che per accenni indiretti: quando insieme alla famiglia va da Gesù e quando è lodata per aver allattato Gesù, il quale dirà che madre o beato è chi ascolta la parola di Dio e la osserva. Anche se sembra prendere le distanze dalla madre in realtà ne fa un elogio in quanto sappiamo dall’inizio del vangelo che Maria ha detto sì a Dio autodefinendosi la serva del Signore.

Il vangelo conferma la lettura che Maria dà della storia perché mette a confronto i grandi personaggi del tempo, citati come riferimento della storia stessa, e i piccoli, gli ultimi di cui Gesù si prende cura. Avendo detto dall’inizio che Lui è il figlio dell’Altissimo, cioè Dio che è sceso in terra, il fatto che lui ignori completamente i potenti e i superbi mentre si pone accanto ai poveri e diseredati che trovano in Gesù la risposta al loro desiderio di riscatto, conferma che la lettura di Maria è quella giusta. L’evangelista non racconta semplicemente la vita di Gesù, ma dice che Gesù e il suo messaggio possono essere capiti solo da chi legge gli eventi dal fondo della società, perché chi sta al vertice quando incrocia Gesù non lo capisce, anzi lo contrasta fino a toglierlo di mezzo. Maria ricompare un’ultima volta agli inizi degli Atti, quando la comunità è riunita in attesa dello Spirito. Sembra un accenno superfluo da un lato o segno di un’incipiente culto mariano dall’altro. Probabilmente invece è il modo che ha Luca per ricordare che la chiesa che sta nascendo deve avere come criterio quello del Magnificat e scegliere come luogo in cui collocarsi non i palazzi del potere ma i bassifondi della società dove Maria era collocata e dove Gesù è venuto al mondo.☺

 

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