Quello che uccide l’amore (dibattito)
3 Maggio 2014 Share

Quello che uccide l’amore (dibattito)

1. Sono andata a trovarla solo due volte e sempre accompagnata da altri, non riesco a farlo da sola. Non mi riconosce, non ricorda più nulla. Mi fa pensare alla leggerezza di un bambino, è senza più carichi. Continuo a sorriderle. Perché non ridi ancora forte, perché non ti arrabbi più e metti il muso, perché non fai più biscotti, perché sei andata così lontano. Suona la campanella dell’uscita, dobbiamo andar via uno alla volta per non farle capire che rimarrà sola.

2. Il dolore arriva ad onde. Ti ritrovi una notte a dondolare sul letto con le braccia strette alle ginocchia, pensi questa volta non ce la faccio. Continui ad oscillare ritmicamente, al buio, questa volta non ce la faccio, questa volta non ce la faccio… L’onda recede e so che, per allontanarne il ritorno, domani sarà una giornata di lavoro abbrutente.

3. Siamo cinque, tutti diversi, in verità strani, ma comunque solidali. Credevo in questo lineare ma fermo concetto di appartenenza fino a quando il sostegno senza riserve che immaginavo come un dono natale si trasformò di colpo in sospettosa invadenza e fredda diffidenza. Un intero impianto affettivo in fumo, la capitalizzazione di una vita non esisteva più. Il dolore per l’evento che aveva scatenato tutto questo era amplificato enormemente dalla nuova inaspettata solitudine. Ma un giorno me la trovai, una parte dei cinque, di fronte, nel corridoio della casa dei miei, in visita. La rabbia, l’amarezza, la gioia, la gratitudine, si fermarono tutte alla bocca dello stomaco in un solo lancinante caos. Fui capace di esprimere un unico, sommesso, stupito ehi.

4. Su un autobus affollato di una grande città lui le dice non so immaginare la mia vita senza di te, trentacinque anni dopo lui ha una famiglia e vive altrove, lei è di nuovo sola. Ma se qualcuno domandasse loro di quel giorno, entrambi sorriderebbero.

5. Non vedo il mio amico calabrese da più di trent’anni, non ci scriviamo più lettere lunghissime e l’ultima telefonata è di parecchi anni addietro. Quattro anni fa inizio la mia collaborazione con la fonte, uno dei miei primi articoli è stata una sorta di amara riflessione sulla vita. Dopo qualche giorno l’uscita del numero di luglio ricevo una sua mail che finiva così: tanto tempo fa ho conosciuto una ragazza che aveva il suo nome… ci siamo persi di vista per trent’anni, ma non ho dimenticato il suo nome, né le sue risate improvvise e la sua gioia di essere (una piuma).

Il silenzio uccide l’amore, non i litigi furibondi, non le differenze, ma ciò che viene taciuto, il non detto. La vigliaccheria uccide l’amore, non le scelte ardite, lontane dagli abituali percorsi. La mancanza di generosità uccide l’amore, la presunzione che si sostituisce allo sforzo  di comprensione.

Al contrario, l’amore non cessa solo perché l’altro non c’è più, solo perché la distanza e il silenzio sono come oceani. E l’amore continua nonostante l’altro. L’amore non c’è più quando non hai più nulla da dare, quando ti senti vinto, sopraffatto, quando non vedi più spazio per il cambiamento, quando rinunci.

Cristina Muccilli

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