reinventare la regione  di Michele Petraroia
28 Dicembre 2012
0 comments
Share

reinventare la regione di Michele Petraroia

 

Una burocrazia inetta si è mascherata da classe dirigente ed ha giocato con l’autonomia regionale dilapidando fondi pubblici in favore di fortune private. Negli ultimi decenni i discendenti dei podestà, e dei loro accoliti, si sono intrufolati ai vertici della pubblica amministrazione per orientare la spesa su progetti di corto respiro, finalizzati ad arricchire una casta di imprenditori, tecnici e amministratori, che hanno utilizzato i partiti come taxi e hanno cambiato corrente o colore, limitandosi a seguire la direzione del vento. I cittadini sono stati relegati al ruolo di sudditi, privati dei loro diritti e spronati a emigrare, a tacere ed ubbidire in ragione di promesse, favori, clientele o intimidazioni. Il luogo piccolo ha consentito un ferreo controllo delle voci di dissenso che sono state abbattute con l’indifferenza, la denigrazione, l’isolamento o colpi bassi. Per la razza padrona è stato facile insinuarsi nei gangli di ogni ufficio pubblico con una capacità di conservazione di potere invidiabile. L’autonomia regionale ha accelerato questo fenomeno con la scomparsa dei controlli nazionali sulla spesa e la consequenziale esplosione del debito.

Il fallimento di questi burosauri annidati nelle nicchie decisionali è sotto i nostri occhi. Il Molise è crollato, l’economia langue, la sanità è agli sgoccioli, le aziende chiudono, le scuole scompaiono, i giovani migrano, il ceto medio impoverisce, i commercianti abbassano le saracinesche, le imprese edili portano i libri in Tribunale, gli avvocati si fanno causa l’uno con l’altro in assenza di clienti, gli agricoltori fermano i trattori, i treni arrancano come nel Far West, l’assistenza sociale è negata, il diritto alla casa è un sogno, il pubblico impiego licenzia, per andare in pensione si passa prima per il cimitero e il territorio è devastato da installazioni invasive e da impianti di rifiuti inaccettabili.

Dobbiamo prendere atto che la regione è da reinventare, riprogettare e ricostruire sotto il profilo morale, legale, sociale, amministrativo e produttivo. Nulla sarà procrastinabile del modello pregresso con le sue muffe clientelari, le reti familistiche, i campanilismi arcaici, i favoritismi per i soliti noti, le opere inutili e la spesa allegra. Bisogna prendere il coraggio a piene mani e disegnare un nuovo modello di sviluppo con un apparato istituzionale essenziale, un forte orientamento verso gli investimenti privati, un convinto sostegno verso i giovani e le imprese, un’attenzione rigorosa alle regole, e una sobrietà che dovrà partire dall’alto e dai comportamenti della politica e della dirigenza.

Per le prossime scadenze elettorali non ci si potrà soffermare alla cosmesi ma sarà necessario rigirare le istituzioni come un guanto con cambiamenti radicali a tutti i livelli. Il centrosinistra avrà il dovere di guidare l’Italia verso l’Europa dei popoli, della democrazia partecipata e dei diritti universali di cittadinanza, dove la dignità di un uomo valga più dello spread.  Servirà più equità, tassare i patrimoni, far pagare i ricchi, combattere l’evasione e reinvestire in giustizia sociale, in politiche di uguaglianza partendo dalla scuola, dalla sanità, dal lavoro e dalla casa. Non sarà facile sconfiggere il populismo italico che si annida nelle viscere dei milioni di berlusconidi che sono pronti a rieleggere il caimano al Governo del paese. E non sarà semplice vincere le elezioni regionali contro le truppe di Michele Iorio già schierate in ogni luogo di potere esistente in Molise. Sottovalutare la capacità di mobilitazione del centrodestra è un errore da non compiere. E sarebbe grave persistere in una spaccatura del centrosinistra in più pezzi che riuscirebbe nell’impresa disperata di riconsegnare la regione nelle mani di Iorio e Vitagliano.

Prima di tutto si individui una soluzione che preservi l’unità della coalizione, definisca poche priorità di totale discontinuità col passato e si adoperi per dividere lo schieramento avversario.  Faccia un passo indietro la rivendicazione personale e si dia spazio al progetto generale, agli obiettivi di cambiamento e alla capacità di sintesi tra diverse sensibilità, con rispetto reciproco e chiarezza programmatica. Il Molise non ha bisogno di egoismo, di urla e di propaganda, ma di risposte serie, concrete e difficili. Mai come ora serve un governo dei processi economici, una riscrittura amministrativa, un riordino istituzionale e una cucitura di forze per realizzare un'unica tela e comporre un solo mosaico. Non è il tempo dell’uomo solo al comando o delle individualità. Superare una cultura di clientele, di favori e di elusione delle regole, impone di costruire un nuovo modello di lavoro collettivo improntato alla valorizzazione di ogni energia all’interno di un percorso condiviso, partecipato e comune. Se amiamo la nostra terra adoperiamoci con passione, impegno e abnegazione.☺

petraroia.michele@virgilio.it

 

eoc

eoc