Scoprirci felici
31 Gennaio 2014
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Scoprirci felici

I condizionamenti culturali della società odierna spingono il nostro spirito a cercare di afferrare la felicità come se essa fosse una “cosa”. Ma se consideriamo che la felicità risiede nell’“essere”, capiamo facilmente che noi siamo già felici, e che quello che ci resta da fare è smettere di cercare l’infelicità.

Come afferma Konrad Lorenz “i prodotti del pensiero concettuale collettivo, cioè dello spirito umano, si sono rivelati ostili all’anima dell’uomo: sono diventati gli antagonisti dell’anima”. Mentre infatti lo spirito collettivo della società evolve ad una velocità vertiginosa, l’anima, cioè “la capacità di sentire un’esperienza interiore”, rimane antica e lenta. La discrepanza tra questi due tipi di sviluppo fa nascere nell’uomo le cosiddette “nevrosi”, ossia quei tentativi mal riusciti di adattarsi all’ambiente, quelle ossessioni che occupano nell’individuo uno spazio eccessivo, soffocando in lui altre motivazioni o spinte alla vita.

Paradossalmente alcune patologie, che distruggono quasi totalmente le qualità dell’essere umano, sono accettate felicemente, anzi sembrano indispensabili, per essere un membro degno della nostra organizzazione sociale. Una di esse è l’ossessione per il denaro, in virtù del quale il “malato”, come lo definisce sempre Lorenz, è disposto a lavorare come il più vessato degli schiavi. Un altro esempio è  l’irrefrenabile istinto di superare i nostri simili, che ci muove alla “carriera” e al successo con ogni mezzo. Collabora a questo stato di cose l’egemonia della tecnica, che si prefigge di aumentare indefinitamente la potenza dell’uomo, o almeno gli consente di credere di poter realizzare infiniti scopi, soprattutto dal momento in cui il suo Dio (ossia il suo limite, la sua morale) è morto, o si è temporaneamente eclissato.

È così che l’uomo, ottenebrato dalle passioni negative, finisce per confondere, in maniera sorprendente, l’infelicità con la felicità.

Per tornare alla trascurata anima, essa si manifesta a noi soprattutto in quegli eventi intensi e eccezionali della vita, nei quali riusciamo a percepire l’eterno e a sentirci partecipi della natura. Come spiega Bodei parlando di Spinoza, la gioia di questa forza vitale che ci deriva dal “pensarci all’interno di processi di cui noi facciamo parte e che non possiamo controllare completamente”, può portarci alla libertà, può modificare le nostre passioni distruttive e condurre alla serenità dell’anima.

La passione più distruttiva di tutte è quella di “lasciare andare”, quella che si subisce ma, come avviene nel capitalismo, senza la repressione, che ci persuade irrazionalmente della nostra centralità nel mondo e ci fa adeguare alla realtà.

A causa della sudditanza morale del nostro spirito, a causa della mancanza di etica nella politica, rimaniamo sudditi pur avendo la possibilità di essere cittadini, e siamo dominati da valori che sappiamo essere inferiori.☺

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