Per essere chiara e trasparente la politica ha bisogno di regole semplici che agevolano la partecipazione dei cittadini e aiutano a comprendere le differenze in campo tra schieramenti, partiti e coalizioni. Programmi alternativi facilmente identificabili. Idealità, valori e proposte che segnano le culture di provenienza e il modello di società che si persegue. Se entra in crisi questo schema e l’intero sistema politico-istituzionale assume, agli occhi delle persone, l’aspetto di un unico magma indistinto è a rischio la democrazia. Senza una minoranza che vigila, controlla e contro-propone in ogni assemblea elettiva, la maggioranza, che ha in mano la leva del governo e del potere, agisce a proprio piacimento a detrimento del bene pubblico. L’obiettivo dei governanti pro-tempore sarà quello di utilizzare fondi, strumenti e risorse, per vincere le elezioni successive, dimenticando che chi amministra deve risolvere i problemi dei cittadini e perseguire l’interesse generale.
È impensabile in democrazia che tutto il potere venga concentrato nelle mani della sola maggioranza. Al contrario il sistema è tanto più efficiente quanto più è bilanciato il rapporto tra chi deve governare realizzando il programma elettorale, su cui ha avuto il mandato, e chi deve esercitare una funzione di controllo alimentando la dialettica istituzionale con atti, interpellanze, mozioni e proposte alternative. Il punto di caduta di questo modello è che in un periodo di crisi della politica la minoranza non la vuole fare nessuno. Contrapporsi a chi comanda presuppone competenze, passione, motivazioni, idealità e disponibilità ad impiegare il proprio tempo su temi complessi, senza particolari appoggi né sostegni o benefici di alcun tipo. Meglio accoccolarsi nelle adiacenze di chi amministra perché prima o poi scappa qualche briciola e la si arraffa. D’altronde per far parte della maggioranza non è richiesto di ingrossarne le fila perché si può compiere un buon lavoro di sponda anche facendo finta di fare la minoranza. Sta di fatto che in un sistema istituzionale senza opposizione tutto ruota intorno alla bancarella del governante di turno che, se abile ed esperto, saprà distribuire le prebende a destra e a manca.
Per quel che mi riguarda ho buttato alle ortiche anni di credibilità costruita palmo su palmo nel sindacato per assumere la guida del PD, riunificare il Centro-Sinistra e ricostruire una prospettiva vincente di alternativa politica in Molise. Non ci sono riuscito ma constato che molti che mi hanno avversato nel giro di qualche mese sono passati armi e bagagli col Centro-Destra, hanno fatto cadere l’amministrazione di Termoli e sono corsi con la tessera del PD in tasca a festeggiare il Natale a Isernia insieme a Iorio. Resto convinto che l’opposizione è il sale della democrazia e che bisogna farla a testa alta, con grinta e passione. Questa mia idea non trova consensi diffusi nei partiti e nelle istituzioni perché la si ritiene arcaica, inutile e inefficace, ma per nostra fortuna continua ad essere una pratica quotidiana per tanti consiglieri comunali, provinciali e regionali che non intendono venir meno agli impegni di lealtà e coerenza assunti con i cittadini.
Ovviamente, in questo clima generale, fare il proprio dovere di opposizione è condizione necessaria ma non sufficiente per acquisire risultati concreti. Negli ultimi quindici anni sono scomparsi i comitati di controllo su comuni, province e regioni. Lo Stato non esercita più funzioni di verifica tramite le Prefetture e i Commissariati di Governo sono passati in cavalleria. Con la concentrazione di poteri smisurati nelle mani di organi monocratici quali Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione, e stante l’inesistenza di strutture preposte alla vigilanza, rimane nella disponibilità di chi fa opposizione solo la Magistratura. Per adire quella amministrativa qual è il TAR ed il Consiglio di Stato bisogna avere un diritto legittimo in campo e servono evidentemente i soldi per fare i ricorsi, con buona pace di tanti consiglieri comunali coraggiosi che di fronte al malvezzo dei sindaci non possono fare molto. Rivolgersi alla Corte dei Conti è più semplice ma posso testimoniare che dopo 3 anni di note, materiali, documenti e esposti su vicende di assoluto rilievo contabile, come il debito sanitario, sono ancora in attesa di conoscere l’esito di un singolo provvedimento.
Coinvolgere la Procura della Repubblica è l’estrema ratio per tutelare il bene pubblico e far rispettare le leggi. Com’è noto i mutamenti delle norme nazionali e la carenza di mezzi assegnati alla magistratura porta i potenti a non pagare pegno per decorrenza termini, depenalizzazione dei reati o per spostamenti dei processi con connesse lungaggini giudiziarie. D’altronde è impensabile affidare il controllo dell’operato degli amministratori pubblici all’esclusiva competenza della giustizia penale. In attesa che la politica riassuma il ruolo alto che le compete, non ci resta che resistere facendo una sana e onesta opposizione con gli strumenti a disposizione.
Concludo citando un episodio singolare accaduto in questi giorni. A fronte di una mia richiesta di ottenere risposta scritta a decine di accessi agli atti e interrogazioni su temi importantissimi il Capo di Gabinetto del Presidente della Giunta mi ha risposto di non aver mai ricevuto buona parte delle stesse. Che dire ?!! La norma impone il riscontro entro 15 giorni ma trascorrono gli anni e nella regione si perdono le carte. Mi è venuta di getto l’idea provocatoria di far istituire un Ufficio Oggetto Smarriti con una nuova Commissione Speciale del Consiglio che gira per le stanze alla ricerca delle mie interrogazioni su terremoto, lavoro, sanità, agricoltura e altro. ☺
petraroia.michele@virgilio.it
Per essere chiara e trasparente la politica ha bisogno di regole semplici che agevolano la partecipazione dei cittadini e aiutano a comprendere le differenze in campo tra schieramenti, partiti e coalizioni. Programmi alternativi facilmente identificabili. Idealità, valori e proposte che segnano le culture di provenienza e il modello di società che si persegue. Se entra in crisi questo schema e l’intero sistema politico-istituzionale assume, agli occhi delle persone, l’aspetto di un unico magma indistinto è a rischio la democrazia. Senza una minoranza che vigila, controlla e contro-propone in ogni assemblea elettiva, la maggioranza, che ha in mano la leva del governo e del potere, agisce a proprio piacimento a detrimento del bene pubblico. L’obiettivo dei governanti pro-tempore sarà quello di utilizzare fondi, strumenti e risorse, per vincere le elezioni successive, dimenticando che chi amministra deve risolvere i problemi dei cittadini e perseguire l’interesse generale.
È impensabile in democrazia che tutto il potere venga concentrato nelle mani della sola maggioranza. Al contrario il sistema è tanto più efficiente quanto più è bilanciato il rapporto tra chi deve governare realizzando il programma elettorale, su cui ha avuto il mandato, e chi deve esercitare una funzione di controllo alimentando la dialettica istituzionale con atti, interpellanze, mozioni e proposte alternative. Il punto di caduta di questo modello è che in un periodo di crisi della politica la minoranza non la vuole fare nessuno. Contrapporsi a chi comanda presuppone competenze, passione, motivazioni, idealità e disponibilità ad impiegare il proprio tempo su temi complessi, senza particolari appoggi né sostegni o benefici di alcun tipo. Meglio accoccolarsi nelle adiacenze di chi amministra perché prima o poi scappa qualche briciola e la si arraffa. D’altronde per far parte della maggioranza non è richiesto di ingrossarne le fila perché si può compiere un buon lavoro di sponda anche facendo finta di fare la minoranza. Sta di fatto che in un sistema istituzionale senza opposizione tutto ruota intorno alla bancarella del governante di turno che, se abile ed esperto, saprà distribuire le prebende a destra e a manca.
Per quel che mi riguarda ho buttato alle ortiche anni di credibilità costruita palmo su palmo nel sindacato per assumere la guida del PD, riunificare il Centro-Sinistra e ricostruire una prospettiva vincente di alternativa politica in Molise. Non ci sono riuscito ma constato che molti che mi hanno avversato nel giro di qualche mese sono passati armi e bagagli col Centro-Destra, hanno fatto cadere l’amministrazione di Termoli e sono corsi con la tessera del PD in tasca a festeggiare il Natale a Isernia insieme a Iorio. Resto convinto che l’opposizione è il sale della democrazia e che bisogna farla a testa alta, con grinta e passione. Questa mia idea non trova consensi diffusi nei partiti e nelle istituzioni perché la si ritiene arcaica, inutile e inefficace, ma per nostra fortuna continua ad essere una pratica quotidiana per tanti consiglieri comunali, provinciali e regionali che non intendono venir meno agli impegni di lealtà e coerenza assunti con i cittadini.
Ovviamente, in questo clima generale, fare il proprio dovere di opposizione è condizione necessaria ma non sufficiente per acquisire risultati concreti. Negli ultimi quindici anni sono scomparsi i comitati di controllo su comuni, province e regioni. Lo Stato non esercita più funzioni di verifica tramite le Prefetture e i Commissariati di Governo sono passati in cavalleria. Con la concentrazione di poteri smisurati nelle mani di organi monocratici quali Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione, e stante l’inesistenza di strutture preposte alla vigilanza, rimane nella disponibilità di chi fa opposizione solo la Magistratura. Per adire quella amministrativa qual è il TAR ed il Consiglio di Stato bisogna avere un diritto legittimo in campo e servono evidentemente i soldi per fare i ricorsi, con buona pace di tanti consiglieri comunali coraggiosi che di fronte al malvezzo dei sindaci non possono fare molto. Rivolgersi alla Corte dei Conti è più semplice ma posso testimoniare che dopo 3 anni di note, materiali, documenti e esposti su vicende di assoluto rilievo contabile, come il debito sanitario, sono ancora in attesa di conoscere l’esito di un singolo provvedimento.
Coinvolgere la Procura della Repubblica è l’estrema ratio per tutelare il bene pubblico e far rispettare le leggi. Com’è noto i mutamenti delle norme nazionali e la carenza di mezzi assegnati alla magistratura porta i potenti a non pagare pegno per decorrenza termini, depenalizzazione dei reati o per spostamenti dei processi con connesse lungaggini giudiziarie. D’altronde è impensabile affidare il controllo dell’operato degli amministratori pubblici all’esclusiva competenza della giustizia penale. In attesa che la politica riassuma il ruolo alto che le compete, non ci resta che resistere facendo una sana e onesta opposizione con gli strumenti a disposizione.
Concludo citando un episodio singolare accaduto in questi giorni. A fronte di una mia richiesta di ottenere risposta scritta a decine di accessi agli atti e interrogazioni su temi importantissimi il Capo di Gabinetto del Presidente della Giunta mi ha risposto di non aver mai ricevuto buona parte delle stesse. Che dire ?!! La norma impone il riscontro entro 15 giorni ma trascorrono gli anni e nella regione si perdono le carte. Mi è venuta di getto l’idea provocatoria di far istituire un Ufficio Oggetto Smarriti con una nuova Commissione Speciale del Consiglio che gira per le stanze alla ricerca delle mie interrogazioni su terremoto, lavoro, sanità, agricoltura e altro. ☺
Per essere chiara e trasparente la politica ha bisogno di regole semplici che agevolano la partecipazione dei cittadini e aiutano a comprendere le differenze in campo tra schieramenti, partiti e coalizioni. Programmi alternativi facilmente identificabili. Idealità, valori e proposte che segnano le culture di provenienza e il modello di società che si persegue. Se entra in crisi questo schema e l’intero sistema politico-istituzionale assume, agli occhi delle persone, l’aspetto di un unico magma indistinto è a rischio la democrazia. Senza una minoranza che vigila, controlla e contro-propone in ogni assemblea elettiva, la maggioranza, che ha in mano la leva del governo e del potere, agisce a proprio piacimento a detrimento del bene pubblico. L’obiettivo dei governanti pro-tempore sarà quello di utilizzare fondi, strumenti e risorse, per vincere le elezioni successive, dimenticando che chi amministra deve risolvere i problemi dei cittadini e perseguire l’interesse generale.
È impensabile in democrazia che tutto il potere venga concentrato nelle mani della sola maggioranza. Al contrario il sistema è tanto più efficiente quanto più è bilanciato il rapporto tra chi deve governare realizzando il programma elettorale, su cui ha avuto il mandato, e chi deve esercitare una funzione di controllo alimentando la dialettica istituzionale con atti, interpellanze, mozioni e proposte alternative. Il punto di caduta di questo modello è che in un periodo di crisi della politica la minoranza non la vuole fare nessuno. Contrapporsi a chi comanda presuppone competenze, passione, motivazioni, idealità e disponibilità ad impiegare il proprio tempo su temi complessi, senza particolari appoggi né sostegni o benefici di alcun tipo. Meglio accoccolarsi nelle adiacenze di chi amministra perché prima o poi scappa qualche briciola e la si arraffa. D’altronde per far parte della maggioranza non è richiesto di ingrossarne le fila perché si può compiere un buon lavoro di sponda anche facendo finta di fare la minoranza. Sta di fatto che in un sistema istituzionale senza opposizione tutto ruota intorno alla bancarella del governante di turno che, se abile ed esperto, saprà distribuire le prebende a destra e a manca.
Per quel che mi riguarda ho buttato alle ortiche anni di credibilità costruita palmo su palmo nel sindacato per assumere la guida del PD, riunificare il Centro-Sinistra e ricostruire una prospettiva vincente di alternativa politica in Molise. Non ci sono riuscito ma constato che molti che mi hanno avversato nel giro di qualche mese sono passati armi e bagagli col Centro-Destra, hanno fatto cadere l’amministrazione di Termoli e sono corsi con la tessera del PD in tasca a festeggiare il Natale a Isernia insieme a Iorio. Resto convinto che l’opposizione è il sale della democrazia e che bisogna farla a testa alta, con grinta e passione. Questa mia idea non trova consensi diffusi nei partiti e nelle istituzioni perché la si ritiene arcaica, inutile e inefficace, ma per nostra fortuna continua ad essere una pratica quotidiana per tanti consiglieri comunali, provinciali e regionali che non intendono venir meno agli impegni di lealtà e coerenza assunti con i cittadini.
Ovviamente, in questo clima generale, fare il proprio dovere di opposizione è condizione necessaria ma non sufficiente per acquisire risultati concreti. Negli ultimi quindici anni sono scomparsi i comitati di controllo su comuni, province e regioni. Lo Stato non esercita più funzioni di verifica tramite le Prefetture e i Commissariati di Governo sono passati in cavalleria. Con la concentrazione di poteri smisurati nelle mani di organi monocratici quali Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione, e stante l’inesistenza di strutture preposte alla vigilanza, rimane nella disponibilità di chi fa opposizione solo la Magistratura. Per adire quella amministrativa qual è il TAR ed il Consiglio di Stato bisogna avere un diritto legittimo in campo e servono evidentemente i soldi per fare i ricorsi, con buona pace di tanti consiglieri comunali coraggiosi che di fronte al malvezzo dei sindaci non possono fare molto. Rivolgersi alla Corte dei Conti è più semplice ma posso testimoniare che dopo 3 anni di note, materiali, documenti e esposti su vicende di assoluto rilievo contabile, come il debito sanitario, sono ancora in attesa di conoscere l’esito di un singolo provvedimento.
Coinvolgere la Procura della Repubblica è l’estrema ratio per tutelare il bene pubblico e far rispettare le leggi. Com’è noto i mutamenti delle norme nazionali e la carenza di mezzi assegnati alla magistratura porta i potenti a non pagare pegno per decorrenza termini, depenalizzazione dei reati o per spostamenti dei processi con connesse lungaggini giudiziarie. D’altronde è impensabile affidare il controllo dell’operato degli amministratori pubblici all’esclusiva competenza della giustizia penale. In attesa che la politica riassuma il ruolo alto che le compete, non ci resta che resistere facendo una sana e onesta opposizione con gli strumenti a disposizione.
Concludo citando un episodio singolare accaduto in questi giorni. A fronte di una mia richiesta di ottenere risposta scritta a decine di accessi agli atti e interrogazioni su temi importantissimi il Capo di Gabinetto del Presidente della Giunta mi ha risposto di non aver mai ricevuto buona parte delle stesse. Che dire ?!! La norma impone il riscontro entro 15 giorni ma trascorrono gli anni e nella regione si perdono le carte. Mi è venuta di getto l’idea provocatoria di far istituire un Ufficio Oggetto Smarriti con una nuova Commissione Speciale del Consiglio che gira per le stanze alla ricerca delle mie interrogazioni su terremoto, lavoro, sanità, agricoltura e altro. ☺
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