stop precarietà  di Antonello Miccoli
30 Maggio 2012 Share

stop precarietà di Antonello Miccoli

 

La Cgil, nell'ambito delle iniziative contro la precarietà, ha indetto, nella giornata del 10 maggio, azioni e presidi su tutto il territorio nazionale. Un volantinaggio si è svolto anche a Campobasso: un'azione per dire che l'unico taglio giusto è quello della precarietà; l'unica azione possibile è il contrasto alla povertà di oggi e di domani.

Protagonisti di questa giornata di protesta i giovani e i precari: uomini e donne delusi dalle tante promesse del governo che aveva annunciato una riforma del lavoro a favore delle nuove generazioni. Si attendeva, dopo anni, una riduzione della precarietà ed un'estensione degli ammortizzatori sociali. In realtà si sono strumentalizzati i giovani per ridurre i diritti di tutti: si è innalzata l'età pensionabile, sono stati ridotti gli ammortizzatori sociali, non è stata cancellata neanche una delle 46 tipologie contrattuali, non è stato migliorato l'accesso al lavoro, si è tentato  di facilitare i licenziamenti con la cancellazione dell'articolo 18.

 Al Governo e al Parlamento la Cgil chiede, innanzitutto, l'abrogazione di quelle norme che ledono la dignità ed i diritti delle persone. In tale ottica diviene fondamentale eliminare talune forme di attività, come l'associazione in partecipazione e il lavoro a chiamata, che nascondono vere e proprie truffe. Nel contempo va impedito l'abuso del lavoro autonomo: si potrebbe, ad esempio, stabilire un tetto di reddito al di sotto del quale non si possono attivare contratti a progetto e prestazioni a Partita Iva. Tutti i dipendenti di uguale professionalità devono, inoltre, aver diritto ad un equo compenso: nei fatti la retribuzione, a parità di competenze, non deve essere considerata inferiore a quanto previsto dai contratti nazionali.

L'insieme degli iscritti alla gestione separata dell'INPS, sia collaboratori a progetto che Partite Iva, devono aver diritto all'indennità di disoccupazione (ASPI e mini-ASPI). A questi stessi lavoratori vanno garantite le prestazioni sociali (maternità, assegni familiari e malattia): a tutt'oggi i fondi, accumulati attraverso il versamento della contribuzione, rimangono parzialmente inutilizzati. Si chiede, pertanto, che i requisiti per l’accesso a tali forme di sostegno siano allargati e che il trattamento sia uniformato a quanto previsto per i lavoratori dipendenti.

Tutele più ampie vanno altresì garantite nella fase dell'accesso all'attività lavorativa: per tale motivo gli stage devono essere considerati uno strumento di orientamento professionale e non di lavoro mascherato. Ne deriva l'urgenza di una regolamentazione chiara affinché questa forma d'impiego sia attivabile solo durante i percorsi di studio.

Lo stesso apprendistato deve divenire il canale di formazione e di accesso al lavoro e non l'ennesimo strumento per avere manodopera a basso costo: per tale ragione occorre aumentare la percentuale delle assunzioni al termine del periodo di apprendistato e innalzare, nel contempo, il rapporto tra dipendenti qualificati e apprendisti. 

La precarietà, quale fenomeno strutturale e di lunga durata, va contrastata anche nel pubblico impiego: infatti i servizi pubblici sono garantiti da un ingente numero di lavoratori non stabilizzati. Da qui l'urgenza di dare risposte a tutti coloro che da anni lavorano in condizioni di precarietà; d'altra parte la stessa qualità delle prestazioni non può essere scissa dalla stabilità e dalla qualità dell'attività svolta.

La riforma del lavoro da sola non crea nuova occupazione: serve, al contrario, un piano di investimenti in grado di indirizzare le risorse finanziarie verso i settori più innovativi del nostro sistema produttivo.☺

a.miccoli@cgilmolise.it

 

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