Sul monte bianco
30 Aprile 2017
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Sul monte bianco

Tornato dal camino di Santiago, mi inoltro nella preparazione di quell’altro camino che mi dovrà portare sul tetto d’Europa. I tempi sono un po’ stretti, ma ciò non mi impedisce di iniziare la preparazione. Carmelo, del C.A.I. di Isernia, mi chiama per darmi un nome ed un sito. Elis, il nome della guida e www.peackshunter.it il sito dell’organizzazione. Prendo contatto e ci mettiamo d’accordo per scambiarci le info necessarie a definire il cammino che mi dovrà portare sul Bianco.
E squilla il mio diavoletto: “se continui con le tue elucubrazioni, sul tetto d’Europa ci vedrai, forse, arrivare gli altri!” Cosa succede? Forse che la determinazione nel raggiungere gli obiettivi è stata lasciata nel camino di Santiago? Consapevole di essere in ritardo nella preparazione, sprofondo nelle analisi dei perché. Bombolo si è rotto i piedi e Biancaneve sta perdendo la testa. Un suono rimbomba nel silenzio di questo vagabondare dei pensieri. È lo squillo del mio cellulare. Il figlio giocoliere mi chiede a che punto sono con l’allenamento per il Bianco. “Si, sono in ritardo, ma conto di mettermi in linea”; contemporaneamente, arriva la chiamata del figlio economista. “Papà, andiamo sul monte Amaro per fine Maggio?” Beh, i segnali sono decisamente un spinta alla preparazione: “I sogni si realizzano se acciuffi la determinazione nei fatti concreti, e, nel mio caso, significa unicamente corri Francesco, corri!”.
L’ebbrezza dei pensieri può diventare come il gradito uovo sbattuto che al mattino delizia il palato.
Ed eccolo, Lui, il diavoletto interno. La fuga nel razionale del sogno, disperde l’energia vitale, quella, cioè, che arricchisce le energie interne. I movimenti, quelli che ti permettono di avere l’esistenza che cerchi, affondano i passi nel cammino incerto della ragione, ma non alimentano le ragioni. I fallimenti utili sono quelli che ci scuotono, ma spesso ci adagiamo ai bordi del camino a compiacerci della merda che gli altri incontrano! vero Frank? Frank, sul Bianco con le tue pippe solitarie troverai Grazia e Letizia, ma per farti compagnia nei cieli più alti. Ahi, Il Diavoletto, comincia ad essere invadente, sconcertante ed irriverente.
Scorro gli appunti sull’allenamento. Da Settembre 2015, e forse anche prima, “gioco con il tempo”, che implacabile scorre! Tabelle, indici, intuizioni, memorie sopite … sì, è proprio un viaggio, un camino violento su di me ed i miei sogni. Sogni condivisibili, ma unici. L’implacabile Sparta è nel tratturo del suo vivere lungo i propri anni e le sue aspirazioni. Il 4 Maggio ho percorso il mio primo tratto di 4 km in corsa a velocità minima e dovrò arrivare ai 5/6 km al minuto! Ce la farò? Intanto, mentre scorrono 47 anni, da quell’altro 4 Maggio del 1968, che sommati ai miei 18 di allora fanno 65, “quei ragazzi del ’68”, che passarono la loro gioventù di “adolescenti innamorati” nelle tende Divine, preparano il loro evento. La data fissata è il 30 Maggio. Qualcuno si rivedrà dopo 44 anni passati tra tende diverse, ma, chissà perché, nonostante le tante strade percorse, camini diversificati, questi giovanotti sessantenni conservano l’entusiasmo che li vide in quelle tende. Foto, racconti, memorie e battute, costellano di commenti il gruppo raccolto in quel nuovo strumento mediatico di WhatsApp. Ma il tempo e gli impegni fanno allontanare “il tempo di ritrovarsi”. L’incontro viene annullato!
E, grazie a mio figlio Daniele, salgo sul M. Amaro, intrecciando il mio camino con il suo e quello dei suoi amici. Due foto, in una sono al suo fianco e nell’altra sono dietro di lui, mi raccontano la metafora dell’educazione e del mio vissuto con i miei figli e con lui in particolare: un padre “cerca” di stare di fianco al figlio mentre cresce e poi, man mano, si mette dietro senza mai diventare invadente e cercando di rendersi inutile! “L’inutilità” di un padre è la ricchezza di un figlio; un padre “inutile”, diventa finalmente “utile alla vita”.
Il 26 Giugno, dopo altre “scarpinate sull’Amaro”, salgo sul mio Vecchio Sassone da Prati di Tivo affrontando un dislivello di 1.500 metri in quattro ore e scendendo poi con meno di due ore per “rivedere” il mio amico Isse e sua moglie. È il primo “44”, 44 anni passati su strade diverse. Che bello! emozioni raccolte in un momento che ha annullato il tempo: una birra insieme e sembrava che il tempo non fosse mai passato. Il ritorno, invece, mi catapulta in un attimo nella dimensione reale del vivere: Un colpo di sonno fa deviare la mia macchina, per fortuna, o, come al solito, il mio “segreto protettore”, impedisce che io possa raccontarlo e mi ricorda che le sfide si vincono se rimaniamo attenti a noi stessi ed alla vita. L’esistenza di ciascuno di noi si colora dei vissuti individuali, che talvolta inaridiscono il quotidiano, ma quella ricchezza, custodita nei cuori e nelle esperienze condivise, permette che ogni giorno, fintanto che staremo a raccontarci e vederci, si alzi un arcobaleno sui nostri orizzonti. Ancora di più, se ci fosse ancora un dubbio, mi convinco che gli amici sono una ricchezza insostituibile ed il tempo per vederli è sempre un tempo prezioso.
Ed è così, nell’incerto evolversi del “camino sul Bianco”, che giunge il giorno della partenza. Allenamento, indumenti tecnici, determinazione … mah, l’allenamento effettuato non mi convince: sul M. Amaro non sono riuscito a raggiungere la vetta, fermato da minacciose nuvole, anche se il dislivello di 2.100 metri circa, affrontato nel salire, mi lascia qualche margine di buona riuscita lassù sul tetto d’Europa. In ogni caso il tempo inesorabile ha bruciato i programmi e le buone intenzioni di effettuare un allenamento significativo. Il 10 Luglio parto e, lasciandomi attraversare dalla ricchezza dei ritrovati “compagni di vita” nelle cime dei “44 anni”, “salgo il mio secondo 44” per incontrare Paolo e la sua famiglia a Torino. Un giorno incantato di ricordi, impreziosita anche dalla presenza di Dario e sua moglie, anticipa la salita oltre i 4.000!
“Non sono all’altezza”. Probabilmente tale dimensione rappresenta la cosiddetta normalità che ferma e frena i nostri camini, ma essa, quasi sempre, è il famoso scoglio interno che ci fa vedere rocce granitiche e non rocce di cartone! Sì, rocce che determinazione, buon senso ed oculatezza nella scelta degli “attrezzi” tecnici ed esistenziali, permettono a ciascuno di noi di andare in quell’oltre che ci permette di rendere possibili i sogni e condividere emozioni.
E domenica 17 Luglio, S. Alessio, alle 8,40, in cima al Bianco a 4.810m., “il capo branco, lupo dei lupi nei propri camini”, trainato tra gli splendidi ed insidiosi ghiacci del Bianco dalla sua tenace guida, Elis.ir dei 4.000; disorientato dalla crisi ipotermica, dalla fatica e dall’altitudine; senza occhiali e senza piccozza, incautamente lasciati nello zaino; percorso l’ultima ripida via che portava in cima, s’inginocchia nello splendore dei paesaggi e della meta raggiunta. Lassù, proprio lui, affabulatore di parole, perde la parola e piange. Sotto un cielo dipinto di blu ed un clemente sole mattutino, ogni parola si ferma. Fermo, su quella cima, con gli occhi immersi sugli orizzonti che sovrastano cime e uomini, lo Sparta di ieri comprende che si può, si può andare oltre i propri confini, se determinazione, coraggio, paura, allenamento, storia, pensieri, tempo ed emozioni vengono condivisi e perseguiti; se si accetta la condizione della propria povertà esistenziale e limiti; se si comprende di aver bisogno dell’abbraccio dell’altro e degli altri per andare oltre ed Oltre cime, sogni e ragioni e se si custodisce gelosamente l’abbraccio di chi condivide nel quotidiano i tuoi passi.
In ginocchio, le racchette al cielo, Lupo Grigio, nel caldo tepore della sua vita e dei suoi sogni, sul tetto di un’Europa sconvolta dalle proprie contraddizioni, persa la sua armatura, abbandona i suoi occhi su quelle immensità di orizzonti lasciando scorrere sul suo viso quelle copiose rugiade.

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