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La reintegrazione sociale e lavorativa sono i ritornelli che ascoltiamo spesso, e data la loro inattaccabile solidità appaiono come totem delle buone prassi. Non tutti i giorni mi capita però di incontrare pazienti “reintegrabili”; si tratta dunque di una selezione a monte? Chi può essere riabilitato e chi no? Cosa possiamo immaginare per “gli altri”?

Non si può accondiscendere alla tendenza romantica che descrive la relazione come naturalmente terapeutica quando riesce a corrispondere all’idea di un risarcimento da donare al paziente in virtù delle carenze emotive e relazionali subìte. Fare accoglienza e cura significa, al contrario, valutare e temperare le tendenze assistenzialistiche, il volontarismo romantico, la tecnica e la teoria, sviscerando quelle che sono le malattie istituzionali

Si è soliti considerare la cura come una caratteristica materna, del materno in quanto categoria ampia che contiene elementi quali il calore, la presa in carico, l’empatia, la comprensione. Anche la cura in contesto residenziale è certamente condizionata da istanze

Così come per ogni altra operazione terapeutica, anche l’ingresso nel dispositivo riabilitativo di comunità avviene a causa di uno o più sintomi che segnano l’esistenza del soggetto (il grado di volontarietà di tale accesso rimane questione etica e pratica tutta

Campo della parola

Con gli articoli dei mesi precedenti si è inteso dare un quadro della funzione, del ruolo, degli obiettivi e delle contraddizioni interne alla comunità terapeutica, sempre partendo dalla considerazione della ampia variabilità che esiste tra singole comunità e aree territoriali

Comunità dinamiche

La letteratura sociologica, filosofica e psicoanalitica descrive ampiamente la metamorfosi che caratterizza la tardo-modernità, consegnandoci un soggetto differente da quello moderno: si tratta di una svolta antropologica che abbiamo il privilegio di toccare con mano quotidianamente, evidente nelle sue conseguenze

Qualità dei servizi

In questo mio breve intervento mi piacerebbe partire dall’articolo pubblicato su la fonte del mese di novembre, in cui Giovanni Di Stasi analizza con precisione la questione che tanto da vicino ci coinvolge – quella della salute mentale – considerandone

Migrazioni

Assistiamo ad una potente migrazione di uomini e donne che tentano di sfondare le resistenze dell’occidente per sopravvivere a guerre e fame; si spostano come oggetti, perché vengono mosse da necessità e non dalla libera scelta: assumono le sembianze di

Per Fanon

La recrudescenza dei fenomeni di razzismo e il famigerato quanto impreciso concetto di “Scontro di Civiltà” pongono oggi una serie di questioni che riguardano il rapporto tra l’Occidente e la sua falsa coscienza, l’“impresa” coloniale e le mistificazioni ideologiche ad