boccata d’ossigeno  di Michele Tartaglia
29 Aprile 2013
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boccata d’ossigeno di Michele Tartaglia

 

Quando si trattò di ricostruire la città di Gerusalemme al ritorno dall’esilio, il profeta Aggeo rimproverò il popolo che aveva pensato solo alle proprie case, senza curarsi di ricostruire il tempio, che era ancora in rovina. A questa mancanza di attenzione il profeta riconduceva il disastro economico in cui versava il popolo, che non aveva raccolti abbondanti ed era soggetto a carestie. La soluzione di Aggeo era semplice: quando ricostruirete il tempio, Dio riverserà di nuovo su di voi la sua benedizione. Forse la lettura della storia era troppo semplicistica e non rendeva giustizia a un Dio che, come ci rivelerà Gesù, è perfetto perché fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, andando oltre i nostri miopi calcoli basati sull’interesse.

Tuttavia è anche vero che tra la relazione con Dio e quella tra gli uomini, Gesù ha posto un legame molto stretto, facendone un unico comandamento, per cui solo la riuscita di una cosa comporta la riuscita dell’altra. E questo ci riporta al ragionamento di Aggeo che non ha visto male nel collegare il benessere sociale con un corretto rapporto con Dio, anche se ha elaborato la riflessione con le categorie proprie del suo tempo, dove sia il bene che il male erano riconducibili all’intervento di Dio (“se da Dio accettiamo il bene perché non dovremmo accettare il male?”, dirà l’autore del libro di Giobbe, più o meno nello stesso periodo di Aggeo).

Se trasferiamo il ragionamento al nostro tempo, cambiando qualche categoria, ci troviamo di fronte allo stesso dilemma e, non molto tempo fa, più di qualcuno si chiedeva: come fa la società civile a ritrovare la strada dell’etica e della cura del bene comune se anche quella chiesa, che dovrebbe testimoniare il vangelo, si presenta così carica di orpelli che non hanno nulla di evangelico e per di più partecipa al sistema di corruzione che dovrebbe stigmatizzare? In fondo, il fatto che prelati politicanti e monsignori intrallazzatori, insieme a laici devoti sia al Dio trino che quattrino, contribuivano a presentare la chiesa come una qualsiasi organizzazione in combutta con i poteri forti, autorizzava indirettamente tutte le altre istituzioni a predicare ipocritamente bene e a razzolare cinicamente male. C’erano anche in quel caso voci profetiche che si levavano per chiedere la ricostruzione di un’autorevolezza della chiesa ormai in declino, voci che probabilmente sono arrivate fin dentro l’ultimo conclave dove con determinazione si è deciso di non appoggiare il cardinale politico italiano di turno oppure il conservatore curiale, ma si è avuto il coraggio di un colpo di reni per rialzare la dignità della chiesa ormai atterrata dalla scarsa capacità comunicativa di un papa circondato da corvi e sciacalli. In tal senso la boccata d’ossigeno dell’ evangelicamente imprevedibile Francesco ha ridato di colpo il vento in poppa per gonfiare le vele afflosciate della barca di Pietro. Così in un colpo solo, oltre a ridare speranza a tanti che imploravano una chiesa più fedele al vangelo, ha tolto l’alibi a chiunque nella società civile, soprattutto italiana (visto che questo papa si vuole presentare come assolutamente un vescovo tra i vescovi d’Italia), pensa di continuare a gabbare il popolo, facendo genuflessioni ipocrite alla santa sede e chiedendo la copertura morale agli inciuci e ai traffici sporchi. Questo papa sta dimostrando di aver tolto ogni rappresentanza ai curiali, come anche a una certa gerarchia italiana che pensava di indicare il presidente del consiglio, mentre dice ai vescovi di fare ciò per cui Cristo li ha voluti, cioè i pastori che devono puzzare di pecore e non profumare di incenso, sia reale che metaforico, soprattutto quando a incensare sono gli apparati del potere.

In un certo senso, il desiderio di Aggeo, trasferito al nostro tempo, si è realizzato, almeno potenzialmente (ma le scelte che continua a fare Francesco non stanno deludendo), per cui il tempio viene riedificato nel modo giusto, dimostrando che la chiesa, nonostante tutto, riesce a trovare dentro di sé energie impensate; ora si tratta di vedere i frutti negli effetti che ciò dovrà produrre nella società. Le manovre piccine che si stanno facendo nel mondo politico italiano, ci fanno capire che non è ancora tempo di raccolti abbondanti, come prometteva il profeta; per cui nonostante i segnali che partono dalla società civile si semina molto e si raccoglie poco; forse proprio da una chiesa rinnovata, da laici che riprendono a sognare perché formati di nuovo al vangelo, potrà avvenire una rinascita della società civile che non può fondarsi sull’odio ideologico e sulle strategie di comunicazione ma solo sulla ricerca del bene comune per tutti.

Lo stile di questo papa, pronto a dialogare con tutti perché rispettoso dell’uomo, può tracciare la strada da percorrere per uscire fuori dal pantano dei veti incrociati, perché se l’Italia si salverà, sarà solo perché comincerà ad essere ciò per cui esiste: un’istituzione a servizio dei cittadini e non dei poteri forti, come sta imparando a fare, con gioia e fatica, anche la chiesa.☺

mike.tartaglia@virgilio.it

 

 

 

 

 

 

 

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