il livellamento di massa
31 Dicembre 2010
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il livellamento di massa

 

Lo scaffale impolverato ha bisogno di essere spolverato. Ed è così, banalmente così, che ritrovo alcuni miei appunti di un “gruppo di studio” con la data Lanuvio, 28 Feb. 1972 (!)e… mi ritorna nostalgia e stupore.

Tre libri tracciano una cartella clinica della nostra società che lascia stupiti per la loro attualità: M. Crozier/ Le phénomène bureaucratique/1964; H. Marcuse/ One-dimensional man/1964;  A. Touraine/ Sociologie de l’action/1965.

Alcune parole ricorrenti possono descrivere, come molte intuizioni che abbiamo letto nei classici greci e latini, la situazione attuale e le aspirazioni di vita di ciascuno di noi. Chissà perché noi tentiamo sempre ad eclissarci dalle riflessioni che queste includono e, soprattutto, non ne facciamo prassi di vita.

Emancipazione, famiglia, donne, consumo, impazienza ovvero “tutto e subito”, pubblicità, religione, assenza dei valori, consumismo ed altre, sono i “luoghi”, i “topos” esistenziali, rappresentati nel vissuto di ogni uomo e donna che abita il pianeta, sviscerati ed analizzati da questi autori lasciati ad ammuffire sugli scaffali delle nostre librerie.

Da secoli la nostra società ha un nome, un’espressione ripetutamente evocata: emancipazione. Un tempo la società era strutturata organicamente in gruppi gerarchizzati: famiglie, parrocchie, corporazioni etc. Lo sviluppo dell’istruzione, dei mezzi di produzione e di comunicazione, ha fatto saltare le comunità chiuse di un tempo e le ha svincolate dalla tutela del padre di famiglia, dei padroni, del parroco… L’indipen- denza se la sono arrogata tutti, non ultimi i giovani di ogni generazione, ai quali fanno buona compagnia i politici neo-adolescenti che prima dovevano sottostare ad una linea di partito e/o ad un segretario ed oggi, con insistenza, vogliono sottostare al solo mandato popolare, quindi indipendenti dai partiti e/o coalizioni che li hanno portati in Parlamento. Forse, ma il mio non è solo un dubbio, perché il Popolo essendo indistinto, non li può controllare, ma può essere condizionato, manipolato e, addirittura, comprato.

C’è, da parte dei giovanissimi di oggi, un adattamento precoce al mondo che li circonda, molta più disinvoltura e autonomia. In compenso, però, cresce a freccia, cioè in modo esponenziale, la delinquenza giovanile ed i fenomeni di devianza nonché forme, comuni a grandi e piccoli, di bullismo. Bisognerebbe correggere lo schema freudiano: l’indebolimento dell’autorità paterna provoca più turbe psichiche e perturbazioni che non il pugno dominatore. I ragazzi crescono con un vago conformismo o peggio con delle affiliazioni improvvise e cieche a capi brutali o esigenti, mal sopportando maestri esigenti. La donna è mutata profondamente nel suo rapporto con gli uomini e la rivoluzione sessuale, riconvertita, forse erroneamente, in “genitale”, ha suscitato “libere” esigenze che minacciano la stabilità della famiglia ed i rapporti nonché le identità tra i “generi”, più dei circoli chiusi tradizionali.

Un nuovo padrone, subdolo ed eccezionalmente convincente, da tempo ci sovrasta: la pubblicità, accettata e tollerata perché visualizza le aspirazioni dei “visivi”, cioè di tutti quelli che vogliono liberarsi dalla fatica quotidiana di guadagnare il pane con il sudore della fronte; di fare un record, con la fatica ed il sacrificio di un allenamento; di fare l’amore, rinunciando ad ascoltare i battiti del cuore e a rispettare l’altro o l’altra nei suoi bisogni.

Gli uomini e le donne occidentali, in particolare, aspiranti alla libertà totale, dopo essere stati “tradiction-directed (guidato dalla tradizione), poi “inner-directed” (guidato dall’interno), si trovano oggi ad essere “other-directed” (guidato dagli altri) rassegnati (Riesman).

La società attuale, o buona parte di essa, è dominata dalla pubblicità e da quei “luoghi comuni e virtuali” da essa rappresentati. I sociologi americani, ma non solo, hanno messo in evidenza le inclinazioni dell’uomo contemporaneo ad adottare un comportamento standardizzato per trovare un “ersatz” (un oggetto di riserva, un pezzo di ricambio) di personalità, ovvero per diventare soggetto libero. Ma per essere liberi, è necessario uscire da quel recinto… che nessuno vuole abbandonare: è meglio rimanere polli d’allevamento accuditi e pigri, che esercitare le ali per volare. Ovvero, è meglio polli, anche se destinati allo spiedo, che aquile libere nei cieli del pianeta.

La società di massa è tollerante del “deviante” nella misura in cui si sente abbastanza forte da non venire  scalfita da ingerenze o rivolte, anzi, le sfrutta come un suo spettacolo. L’estremismo stesso delle contestazioni, giovanili, culturali e politiche, permette di isolare il fenomeno, reprimerlo con tutta facilità, oscurarne le motivazioni e sterilizzare l’eventuale obiettivo di cambiamento. Sviluppando il consumo di massa in proporzioni inimmaginabili, è il capitalismo di sempre, vetero o neo, coloniale, imperialista o democratico, che ottiene una disciplina ed un conformismo superiore a quello degli ex paesi socialisti. “Il controllo sociale è nel cuore stesso dei bisogni che ha fatto nascere”, scriveva con esattezza Marcuse. Tutto ciò che trascende o scavalca il sistema, viene integrato o inesorabilmente soppresso e respinto. Il pensiero ed il comportamento dei massificati non possono essere che ad una sola ed unica dimensione, funzionale comunque al sistema che li ha prodotti.

Dei tre pericoli principali che Einstein designava come incombenti sull’umanità: la fame, il suicidio atomico ed il livellamento di massa, è quest’ultimo che gli pareva il più immediato. Lo è, infatti, oggi più di ieri, e viene esercitato attraverso vie più sottili e più ovattate di quanto Einstein stesso potesse immaginare. ☺

polsmile@tin.it

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