La canzone delle canzoni
4 Marzo 2020
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La canzone delle canzoni

Non sono un biblista. Né amo particolarmente Sanremo. Per cui all’indomani dell’intervento di Roberto Benigni sul palco della 70° edizione del Festival di Sanremo mi sono sentito decisamente più solo, visto che i social quella mattina abbondavano di biblisti (veri o presunti?) e di critici dello spettacolo (veri o presunti?).

Proprio per sentirmi meno solo, perciò, per una volta sono caduto anch’io nella tentazione di dire la mia: in mezzo a fiumi di parole, in cui tutti si sentono chiamati in causa e autorizzati a dire la loro sempre e su tutto e tutti, cosa volete che sia un commento in più? Ma ripeto – badate bene – non sono un biblista, né un critico televisivo. Per cui prendete col beneficio del dubbio quanto segue.

Sinceramente Benigni, stavolta, non mi ha per nulla entusiasmato, né coinvolto o emozionato come invece è successo altre volte in passato. Ma, forse, senza la sua discutibile performance, l’indomani mattina – ben prima delle 9 del mattino! – non avrei ricevuto questo messaggio, che riporto testualmente: “Don, di prima mattina ho letto il Cantico dei Cantici. Senza di lui [di Benigni, ndr] non avrei sentito mai il Cantico dei Cantici”. Firmato: un giovane parrocchiano di 22 anni.

Questo mi ha decisamente entusiasmato: l’entusiasmo di un giovane che apre la Bibbia di prima mattina, che la riapre forse dopo anni dall’ultima volta. Sì, questo mi ha entusiasmato, molto più di Benigni. Ma, paradossalmente, proprio grazie a lui, a Benigni. E mi sono di colpo ricordato che le nostre azioni non sono mai asettiche, ma sempre producono conseguenze. Anche quando ci muoviamo goffamente, in modo impacciato; anche quando il male che facciamo crediamo ricada solo nella sfera del privato; anche quando, viceversa, il bene che vorremmo fare è troppo poco e sicuramente perfettibile, esso produce a sua volta un’ ondata di bene (o di male) che non possiamo più controllare e che va ben oltre le nostre intenzioni e determinazioni.

Ossia, come a dire: fosse servito anche solo per far leggere il Cantico dei Cantici a un giovane di 22 anni che ne ignorava fino alla sera prima l’esistenza, l’ intervento di Benigni, per quanto mi riguarda, ha fatto centro!

Poi possiamo fare tutte le elucubrazioni che volete sull’ignoranza della Bibbia in Italia (pure tra i cattolici praticanti); sulla responsabilità di famiglie, preti e catechisti circa questa ignoranza; sulla pertinenza di un monologo del genere in mezzo alle leggerezza del Festival; sulla opportunità della presenza del “sacro” nel dibattito pubblico e sulla sua eccedenza rispetto al sentire comune… ma non sui social, vi prego: di tastiere affilate che poi di persona non sanno argomentare in modo logico un dibattito civile, è pieno il mondo! E sinceramente non ne abbiamo granché bisogno!

Torniamo piuttosto a pensare, torniamo ad assaporare la fatica del pensiero, a studiare seriamente prima di vomitarci addosso piogge di commenti saccenti su tutto lo scibile umano.

E, soprattutto, prendiamo con maggiore leggerezza le cose in noi e attorno a noi, e non pretendiamo da nessuno l’impossibile. Da uno spettacolo televisivo non pretendiamo la scientificità delle aule accademiche e, men che meno, viceversa (benché le une siano diventate dell’altro, troppo spesso, ridicole fotocopie!).

E se non ci piace come Benigni all’Ariston ha interpretato il Cantico dei Cantici, prendiamoci del tempo per riaprire quelle pagine della Bibbia, leggerle, gustarle, meditarle, farci una nostra idea… esattamente come ha fatto quel mio giovane parrocchiano. Senza pretendere poi che la mia idea sia sempre la più corretta, la più pura, la più giusta: lasciamo che i professori facciano i professori e gli attori gli attori. Chi già conosce quel testo della Bibbia da “esperto” (ma mi domando: esistono “esperti” di una Parola che ha promesso di essere sempre nuova?), la discutibile “benignata” non gli avrà aggiunto nulla di nuovo; per chi ne è digiuno, mi auguro non sia solo Benigni la sua porta di accesso a un capolavoro del genere!

Finisco, da dove ho iniziato: non sono un biblista, benché all’università abbia avuto la fortuna di sostenere oltre una dozzina di esami di Sacra Scrittura, anche con docenti di chiara fama internazionale. Non sono un esperto del Cantico dei Cantici, benché abbiamo studiato, letto e meditato l’eccellente traduzione e commento di Ravasi. Non seguo di norma il Festival di Sanremo e in generale vedo pochissima tv. Non mi è particolarmente piaciuto l’intervento di ieri sera di Benigni.

Ma grazie a Sanremo, alla tv, a Benigni un giovane – che nella sua carriera accademica probabilmente mai sosterrà un esame di Sacra Scrittura né tanto meno sa chi è Ravasi – ha letto per la prima volta in vita sua il Cantico dei Cantici. Questo mi basta!

Benigni mi ha offerto l’assist: ora sta a me riuscire a far innamorare quel giovane di quelle parole e, Dio voglia, della Parola! E lo faccio da inesperto, goffo e maldestro qual sono della Parola, ma con la certezza di chi sa che – grazie a Dio! – quella Parola ha in se stessa un’efficacia tale che va ben oltre i “mezzucoli” scarsi delle parole che la veicolano.☺

 

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