Una farmacia inesauribile
10 Settembre 2017
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Una farmacia inesauribile

Sono in riva al mare, le mie orecchie vengono allietate dalla risacca mentre vivo questo splendido clima, caldo e ventilato che mi ricorda quello più o meno di ogni anno vissuto fino ad oggi. Allora penso …ma sì le oscillazioni termiche ci sono sempre state e non facciamoci prendere dall’ansia della catastrofe ambientale. Ma può mai essere l’uomo l’unico capro espiatorio di tutto questo?. Che esagerazione!

I negazionisti leggerebbero con soddisfazione queste prime righe, centrati nel far valere le ragioni dell’economia sul tutto, tanto la cultura di sinistra si è impadronita dei centri di comunicazione e cerca di imbrigliare i sistemi di crescita dell’economia, innescando un meccanismo di regressione, e poi continuerebbero: le epoche di glaciazione e di successivo riscaldamento sulla terra, con imponenti aumenti dei livelli di CO2, ci sono sempre state, anche e soprattutto in epoca pre-industriale, quindi finite di creare terrorismo tanto da bloccare questa bella e florida economia che abbiamo strutturato.

Tolgo la maschera e dichiaro che detesto le teorie negazioniste in assoluto e richiamo alla memoria le immagini di Londra quando l’aria era irrespirabile. Guardiamola adesso. Una differenza abissale! Cosa ha fatto la differenza? Solo il tempo? Ben altro. Ed in questo caso l’uomo con la riduzione dei gas serra, modificando i processi produttivi, senza creare impoverimento economico o arretratezza industriale in breve tempo.

In precedenza ho affermato che il 25% di gas serra prodotto è di derivazione agricola! Vi assicuro che come figlio di agricoltori ho avuto un colpo al cuore. Gli agricoltori di un tempo vivevano in simbiosi con la terra, la rispettavano, rispettavano in modo religioso i suoi tempi ed i suoi cicli. Non si opponevano ai suoi ritmi ma li assecondavano. Come possono aver mollato la loro attenzione facendosi sfuggire il controllo della situazione? Cosa può averli raggirati? Il crollo dei prezzi alla produzione e la necessità assoluta di avere un reddito! Soluzione: colture intensive o super intensive! Pensate che servano a far guadagnare l’agricoltore sempre di più? No, con questo sistema è sempre più schiavo in quanto deve lavorare molto più prodotto guadagnando sempre la stessa cifra che guadagnava quando ne produceva metà o un terzo. Deve investire una quantità di denaro imponente in semi, diserbanti, anticrittogamici, fertilizzanti, ormoni e spesso maturanti per riuscire a produrre le quantità necessarie a garantire la sussistenza economica che comunque non arriva se non coltivi decine e decine di ettari di terreno. Se sei piccolo muori!

Divide et impera, non c’è nessuno che li metta insieme in modo consapevole così da ricominciare il processo produttivo di un tempo. Ci sono le multinazionali dei semi, dei farmaci e della distribuzione che hanno il controllo su tutto. Quando ero giovane con pochi ettari di terreno vivevamo felici, sereni e potevamo permetterci gli studi. Ma i frutti di queste coltivazioni sono buoni? Pensate ad una pianta come al corpo umano. Ha un suo sistema di difesa per difendersi dalle malattie e dagli aggressori. Un pomodoro di 50 anni fa sicuramente possedeva un potere nutrizionale di gran lunga superiore ad un pomodoro di adesso. Potere nutrizionale non inteso solo come calorie. Aveva vere proprietà nutraceutiche in quanto la pianta, all’epoca quasi rustica, per difendersi produceva tantissime sostanze ad azione antiossidante utili come sistema di difesa che si concentravano nel frutto affinché potesse arrivare sano a maturazione per la successiva generazione. Mangiando quei frutti apportavamo al nostro organismo quanto di meglio la natura potesse offrirci in termini di gusto, di integrazione alimentare e soprattutto di nutraceutica, intesa come assunzione di sostanze ad azione farmacologicamente attiva con proprietà antiossidanti, antinfiammatori e/o antineoplastica.

Questo accadeva quando la pianta non era trattata se non con pochi antiparassitari ancora di derivazione naturale, concimata con letame, costretta a competere con altre piante di diversa specie nel proprio microambiente (biodiversità). Una pianta di oggi è quasi sempre in monocultura, l’acqua le arriva con regolarità dagli impianti a goccia, dove vengono immessi tutti i nutrienti che la terra non è in grado di fornire per la mole di prodotto richiesto ed ormoni. Con sistematicità settimanale o poco più vengono forniti gli anticrittogamici di ultima generazione e, spesso, le diciamo anche quando deve maturare somministrando dei prodotti maturanti! Ma il frutto di quest’ultima coltivazione ha la stessa qualità e quantità di nutraceutica di quello di 50 anni fa? La pianta non ha più nessuna necessità di elaborare i vari sistemi di difesa di un tempo, sarebbe energia persa per un lavoro inutile. Glielo ha già fatto l’uomo con la chimica! Oltretutto, ma aspetto non secondario, anzi oggi sempre più preminente, si tratta di piante derivate da semi geneticamente modificati in laboratorio per un unico scopo: la quantità. Purtroppo oggi quasi tutto quello che mangiamo ha subìto questa involuzione biologica.

Allora iniziamo a spendere il nostro denaro in modo intelligente premiando i contadini che recuperano i vecchi metodi produttivi e le vecchie specie autoctone nel rispetto del nostro territorio e della nostra salute. Il cibo bisogna rispettarlo perché è sacro. Per i più fornisce solo calorie ma in realtà il cibo è una farmacia inesauribile se coltivato come un tempo. Se fossimo in grado di recuperarlo a questa dignità risolveremmo tanti dei nostri problemi e la nostra prospettiva di vita sarebbe più luminosa e lunga.

Anche questa volta vi ho portato in giro sui miei pensieri… non perdetevi d’animo.

A presto.☺

 

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