Anno nazionale dei borghi
29 Aprile 2017
La Fonte (351 articles)
Share

Anno nazionale dei borghi

Anche, e soprattutto per la nostra regione, la recente approvazione alla Camera dei Deputati della legge che salva i piccoli comuni dall’estinzione e per promuoverne lo sviluppo, e la decisione, da parte del Ministero dei Beni Culturali, di dichiarare il 2017 “Anno Nazionale dei Borghi”, impegnano tutti coloro che, a vario titolo (associazioni, enti, fondazioni e quant’altro), si occupano di Politiche ambientali e culturali, a mettere in campo tutte le energie e le risorse in loro possesso, per affrontare al meglio la riorganizzazione, in una chiave al passo con i tempi, di un tale patrimonio che, come ben sappiamo, solo il nostro Paese possiede ed è in grado di porre all’attenzione internazionale.
La messa in sicurezza e il recupero del patrimonio edilizio, anche dal punto di vista antisismico, sia pubblico che privato, nonché il relativo efficientamento energetico, le azioni utili e flessibili sulle vie di comunicazione, soprattutto tramite interventi di manutenzione dinamica, continua e costante del territorio, per meglio collegare i borghi, tra loro e con i centri maggiori, la semplificazione delle norme per il recupero dei centri storici in abbandono e/o a rischio spopolamento, il ripristino dei cammini storici che collegano i piccoli comuni, gli incentivi alla filiera dei prodotti locali e quant’altro, sono tutte azioni che presuppongono uno sforzo quantitativo e qualitativo dal carattere multidisciplinare.
È il momento di prevedere, in aree omogenee e circoscritte, nuove strategie tendenti a creare sviluppo, riducendo i costi ambientali, culturali e sociali, derivanti dell’abbandono del territorio.
La minore accessibilità ai servizi di cittadinanza, istruzione e sanità, in primo luogo, unita a quella concernente i movimenti di merci e persone, è motivo di marginalità da affrontare attraverso il rafforzamento dei servizi, la riduzione dei tempi effettivi di spostamento, sia verso i relativi poli erogatori che fra aree contigue. Si tratta di porre in atto sui territori un insieme d’interventi strettamente connessi con un rilevante grado di sostenibilità ambientale, declinandoli con la messa in sicurezza delle infrastrutture di collegamento, attraverso una migliore manutenzione conservativa.
Ciascun’area interna presenta peculiarità proprie, quali lo stile di vita, l’aria, l’alimentazione, le relazioni umane, la natura dei luoghi, la cui valorizzazione presuppone obiettivi di sostenibilità e tutela del territorio e delle comunità locali, delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile, dei sistemi agro-alimentari, del risparmio energetico e delle filiere locali di energia rinnovabile e non ultimo, il saper fare artigianato.
Le tante e diverse capacità artigianali locali, che per anni sono state al centro della riflessione istituzionale come uno dei fattori latenti dello sviluppo dei territori, sono da considerare risorse nascoste, da mettere a valore, per innescare processi di sviluppo territoriale, proprio nelle Aree interne, per l’importante ruolo dei saperi locali da cui traggono la loro origine.
Il contrasto allo spopolamento e il conseguente impoverimento dei saperi e delle competenze relative a ben individuate attività economiche, richiedono politiche pubbliche tese a rafforzare la debolezza di servizi minimi alla persona e soprattutto un intenso lavoro di sintesi della loro estrema frammentazione, determinatasi nel corso degli ultimi decenni.
Lo stretto rapporto che tiene saldamente unita la cultura locale e quanto in essa è incorporato ed espresso, rivela quel legame con l’ambiente, la società e la sua storia che permette l’esistenza del prodotto come bene non casuale e non riproducibile altrove.
La ricca biodiversità delle aree interne ha favorito la diffusione e la sopravvivenza di prodotti agricoli straordinariamente diversi, giunti in Italia attraverso successive, secolari ondate, ancor prima di Roma e poi dal Medio Oriente e dal Nuovo mondo. Il tutto mescolatosi nella separazione dei luoghi, diversi per lingua, culture e tradizioni che, in presenza dell’attuale periodo di globalizzazione, assumono un ruolo crescente di opportunità di sviluppo.
La tutela del territorio delle aree interne diventa efficiente e possibile solo quando viene effettuata, promossa e supportata dalle popolazioni residenti nel territorio, le sole capaci di rappresentare gli interessi collettivi, che si esplicano con i piccoli interventi di custodia quotidiana e non con quelli sporadici e di vaste proporzioni. La loro messa in sicurezza va restituita alle comunità locali, trasformandola in processi produttivi capaci di creare sviluppo, attraverso la manutenzione del capitale naturale e dei processi di trasformazione sia naturali che antropici.
Da qui, le sempre più richieste forme di turismo naturalistico/sostenibile, basate su innovativi modelli progettuali, possono permettere di realizzare, attraverso il recupero del patrimonio artistico e abitativo dei comuni più interni, nuove e qualificate opportunità di occupazione giovanile e/o creazione di reddito integrativo per le popolazioni locali.

La Fonte

La Fonte