Il 15 e 16 ottobre una delegazione di manifestanti presenti al presidio dinanzi al Parlamento è stata ricevuta alla Camera dei deputati, grazie all’onorevole di 5 Stelle Federica Daga, alla presenza del presidente della Commissione Ambiente Realacci e di altri parlamentari di Sel e 5 Stelle per affrontare le numerosissime criticità presenti nel decreto “Sblocca Italia” che in queste ore sta per essere licenziato dal Parlamento. Vi ha partecipato un rappresentate per regione. L’ascolto delle nostre rimostranze contro le trivelle e gli inceneritori e per una abrogazione integrale di alcuni articoli, in particolare quelli in cui si estromettono le regioni dalle scelte per il proprio territorio e si individuano le aree strategiche nazionali senza tener conto delle limitazioni e delle condizioni locali, è stato insoddisfacente perché da parte del presidente Realacci e degli altri parlamentari del PD non vi è stato alcun accoglimento.
Le parole utilizzate in particolare da un parlamentare del Pd, membro della commissione ambiente della Camera, sono state pericolosamente offensive:
– a) L’Eni influenza molto il potere politico perché ci sia la possibilità di maggior libertà di estrazione sia in mare che sulla Terra;
– b) gli inceneritori (leggasi centrali a biomasse) sono un male necessario, sia perché ci sono regioni inadempienti e quindi “meritevoli” di ospitare inceneritori e sia perché altrimenti il cdr (combustibile derivato da rifiuti) continuerebbe ad essere prodotto in Olanda con rifiuti italiani e quindi è meglio che ci guadagnino i nostri inceneritori presenti e futuri;
– c) per l’acqua o gestione idrica integrata la possibilità prevista di aggregazione territoriale, su base regionale, sotto unico gestore esistente e la quotazione in borsa dei titoli delle società gestrici sono spinte ulteriori verso la privatizzazione dell’acqua.
Ne consegue nel complesso una valutazione negativa su un governo che vuole andare al precipizio sociale, ambientale e verso la distruzione di un territorio chiamato Italia. La partita di idrocarburi diventa di interesse strategico nazionale ed internazionale: è questa la ricetta Renzi e PD. Una chicca: qualcuno del governo ha detto che tutta questa partita degli idrocarburi darebbe 100.000 nuovi posti di lavoro, ma hanno dimenticato che in tutta l’Arabia Saudita il numero degli addetti nel settore ricerca ed estrazione petrolio è di 50.000.
Le 180 realtà che hanno aderito al presidio e che proseguirà la lotta anche coinvolgendo gli onorevoli di ogni regione, vogliono essere chiamati comitati ed associazioni per il Sì, il Sì all’Italia che rischia di deflagrare sotto una visione petrolifera ed inceneritrice di Renzi. Non c’è altra strada che la mobilitazione popolare e la consapevolezza che non esistono battaglie locali che non abbiano una possibilità globale e nazionale per essere affrontate: quindi sì ai presidi e alle mobilitazioni locali, ma anche e soprattutto nazionali per mettere in rete tutte le realtà territoriali che subiscono ingiustizie e la morte del proprio futuro.☺
Il 15 e 16 ottobre una delegazione di manifestanti presenti al presidio dinanzi al Parlamento è stata ricevuta alla Camera dei deputati, grazie all’onorevole di 5 Stelle Federica Daga, alla presenza del presidente della Commissione Ambiente Realacci e di altri parlamentari di Sel e 5 Stelle per affrontare le numerosissime criticità presenti nel decreto “Sblocca Italia” che in queste ore sta per essere licenziato dal Parlamento. Vi ha partecipato un rappresentate per regione. L’ascolto delle nostre rimostranze contro le trivelle e gli inceneritori e per una abrogazione integrale di alcuni articoli, in particolare quelli in cui si estromettono le regioni dalle scelte per il proprio territorio e si individuano le aree strategiche nazionali senza tener conto delle limitazioni e delle condizioni locali, è stato insoddisfacente perché da parte del presidente Realacci e degli altri parlamentari del PD non vi è stato alcun accoglimento.
Le parole utilizzate in particolare da un parlamentare del Pd, membro della commissione ambiente della Camera, sono state pericolosamente offensive:
– a) L’Eni influenza molto il potere politico perché ci sia la possibilità di maggior libertà di estrazione sia in mare che sulla Terra;
– b) gli inceneritori (leggasi centrali a biomasse) sono un male necessario, sia perché ci sono regioni inadempienti e quindi “meritevoli” di ospitare inceneritori e sia perché altrimenti il cdr (combustibile derivato da rifiuti) continuerebbe ad essere prodotto in Olanda con rifiuti italiani e quindi è meglio che ci guadagnino i nostri inceneritori presenti e futuri;
– c) per l’acqua o gestione idrica integrata la possibilità prevista di aggregazione territoriale, su base regionale, sotto unico gestore esistente e la quotazione in borsa dei titoli delle società gestrici sono spinte ulteriori verso la privatizzazione dell’acqua.
Ne consegue nel complesso una valutazione negativa su un governo che vuole andare al precipizio sociale, ambientale e verso la distruzione di un territorio chiamato Italia. La partita di idrocarburi diventa di interesse strategico nazionale ed internazionale: è questa la ricetta Renzi e PD. Una chicca: qualcuno del governo ha detto che tutta questa partita degli idrocarburi darebbe 100.000 nuovi posti di lavoro, ma hanno dimenticato che in tutta l’Arabia Saudita il numero degli addetti nel settore ricerca ed estrazione petrolio è di 50.000.
Le 180 realtà che hanno aderito al presidio e che proseguirà la lotta anche coinvolgendo gli onorevoli di ogni regione, vogliono essere chiamati comitati ed associazioni per il Sì, il Sì all’Italia che rischia di deflagrare sotto una visione petrolifera ed inceneritrice di Renzi. Non c’è altra strada che la mobilitazione popolare e la consapevolezza che non esistono battaglie locali che non abbiano una possibilità globale e nazionale per essere affrontate: quindi sì ai presidi e alle mobilitazioni locali, ma anche e soprattutto nazionali per mettere in rete tutte le realtà territoriali che subiscono ingiustizie e la morte del proprio futuro.☺
Il 15 e 16 ottobre una delegazione di manifestanti presenti al presidio dinanzi al Parlamento è stata ricevuta alla Camera dei deputati.
Il 15 e 16 ottobre una delegazione di manifestanti presenti al presidio dinanzi al Parlamento è stata ricevuta alla Camera dei deputati, grazie all’onorevole di 5 Stelle Federica Daga, alla presenza del presidente della Commissione Ambiente Realacci e di altri parlamentari di Sel e 5 Stelle per affrontare le numerosissime criticità presenti nel decreto “Sblocca Italia” che in queste ore sta per essere licenziato dal Parlamento. Vi ha partecipato un rappresentate per regione. L’ascolto delle nostre rimostranze contro le trivelle e gli inceneritori e per una abrogazione integrale di alcuni articoli, in particolare quelli in cui si estromettono le regioni dalle scelte per il proprio territorio e si individuano le aree strategiche nazionali senza tener conto delle limitazioni e delle condizioni locali, è stato insoddisfacente perché da parte del presidente Realacci e degli altri parlamentari del PD non vi è stato alcun accoglimento.
Le parole utilizzate in particolare da un parlamentare del Pd, membro della commissione ambiente della Camera, sono state pericolosamente offensive:
– a) L’Eni influenza molto il potere politico perché ci sia la possibilità di maggior libertà di estrazione sia in mare che sulla Terra;
– b) gli inceneritori (leggasi centrali a biomasse) sono un male necessario, sia perché ci sono regioni inadempienti e quindi “meritevoli” di ospitare inceneritori e sia perché altrimenti il cdr (combustibile derivato da rifiuti) continuerebbe ad essere prodotto in Olanda con rifiuti italiani e quindi è meglio che ci guadagnino i nostri inceneritori presenti e futuri;
– c) per l’acqua o gestione idrica integrata la possibilità prevista di aggregazione territoriale, su base regionale, sotto unico gestore esistente e la quotazione in borsa dei titoli delle società gestrici sono spinte ulteriori verso la privatizzazione dell’acqua.
Ne consegue nel complesso una valutazione negativa su un governo che vuole andare al precipizio sociale, ambientale e verso la distruzione di un territorio chiamato Italia. La partita di idrocarburi diventa di interesse strategico nazionale ed internazionale: è questa la ricetta Renzi e PD. Una chicca: qualcuno del governo ha detto che tutta questa partita degli idrocarburi darebbe 100.000 nuovi posti di lavoro, ma hanno dimenticato che in tutta l’Arabia Saudita il numero degli addetti nel settore ricerca ed estrazione petrolio è di 50.000.
Le 180 realtà che hanno aderito al presidio e che proseguirà la lotta anche coinvolgendo gli onorevoli di ogni regione, vogliono essere chiamati comitati ed associazioni per il Sì, il Sì all’Italia che rischia di deflagrare sotto una visione petrolifera ed inceneritrice di Renzi. Non c’è altra strada che la mobilitazione popolare e la consapevolezza che non esistono battaglie locali che non abbiano una possibilità globale e nazionale per essere affrontate: quindi sì ai presidi e alle mobilitazioni locali, ma anche e soprattutto nazionali per mettere in rete tutte le realtà territoriali che subiscono ingiustizie e la morte del proprio futuro.☺
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