Adesso, quando scrivo queste righe, stiamo vicinissimi al nuovo anno, vicinissimi alla notte fra il 31 dicembre 2014 ed il primo gennaio 2015. In quella notte, ognuno di noi formula, a viva voce o solamente dentro alla propria testa, diversi auguri, diversi progetti, diversi buoni propositi per il nuovo anno. Sempre speriamo che il nuovo anno ci porterà delle cose buone e che il nuovo anno sarà meglio di quello appena lasciato dietro di noi. Questa volta, l’anno vecchio si congeda con molti fatti bruttissimi. Non solo in Italia, ma anche in Germania, cresce il numero di quelli che pensano di aver trovato il capro espiatorio, i colpevoli di tutti i mali: gli immigrati, i rifugiati, i rom… In Germania, nella città di Dresda, la cosiddetta “Firenze sul fiume Elbe”, è nato un movimento che, all’inizio di ottobre, aveva 500 aderenti, due settimane fa ne aveva 10.000, lunedì 15 dicembre 15.000. Si chiama “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’occidente”, e insieme con i fondatori di questo movimento (rappresentanti della estrema destra e qualche ultrà che confondono lo stadio di calcio con un terreno di guerra) marciano ogni lunedì cittadini (donne, uomini, incluso bambini) che si autodefiniscono “apolitici”, e urlano il loro odio (o la loro paura) verso tutti quelli che sono diversi. E da qualche giorno, anche nella mia città, a Berlino, nelle periferie, cominciano le manifestazioni contro gli immigrati. Di quello che succede nelle periferie delle grandi città italiane non vi devo parlare.
L’economista Paul Krugman ha detto qualche giorno fa che la politica dell’ austerità, produrrà sicuramente una crescita pericolosa dell’estrema destra. Ha ragione Krugman, ma io parlerei invece di“politica dei tagli alle spese sociali”.
Queste manifestazioni xenofobe, che si moltiplicano negli ultimi mesi del 2014, sono il prologo di qualcosa di molto più pericoloso che succederà nel 2015. Temo di sì, perché non vedo nessun governo europeo che capisce questo pericolo e che veramente sviluppi una politica che potrebbe servire come diga contro questa valanga di rabbia e di odio.
Antonio Gramsci parlava di un fenomeno che lui chiamava “la rivoluzione passiva”, che è quando una classe governante vuole trasformare il paese per modernizzarlo. Questa voglia di modernizzazione, per sé, non è una cosa negativa, ma lo diventa quando si decide realizzarla senza tenere in mente le necessità, i sogni, la mentalità del popolo o disprezzando il popolo.
Un mio vecchio amico messicano, il professore Enrique Semo, ricorda questo concetto gramsciano parlando della situazione attuale del Messico. Ma credo che possiamo tranquillamente sostituire la parola “Messico” con la parola “Italia”. Scrive Enrique Semo: “Una rivoluzione passiva è in questo momento quella dei neoliberali, che volevano modernizzare il paese. Per farlo, hanno scelto una strada che era quella di assottigliare lo Stato, di dare all’impresa privata molta più voce in tutti gli aspetti dell’economia, di aprirsi al capitale straniero…”. Parlando più in concreto della crisi messicana, Semo finisce ricordando Rosa Luxemburg che, in piena Prima Guerra Mondiale, ha detto che l’umanità aveva due uscite: o il socialismo o la barbarie.
I segni della barbarie li vediamo un po’ dappertutto nel mondo. L’esperimento della costruzione del socialismo è fallito, per adesso, ma credo che lo si possa sempre riprovare. In questo momento abbiamo in Europa due forze politiche che ci permettono di avere un po’ di speranza. Parlo di Tsipras, in Grecia, che in caso di elezioni ha molte probabilità di vincere e di elaborare una politica che rappresenti e difenda il popolo greco. L’altra forza è il partito spagnolo che si chiama “Podemos” e che è nato poco tempo fa, crescendo in modo vertiginoso. I giovani fondatori di Podemos hanno vissuto qualche tempo in Venezuela ed in Bolivia, dove i governi sentono la voce del popolo e non quella delle banche e delle multinazionali. E questi giovani hanno imparato nell’America Latina che un’altra politica è possibile. Se Papa Francesco, venuto dell’Argentina, ha cominciato a rinnovare la chiesa cattolica, perché le nuove generazioni di europei non dovrebbero potere cambiare l’Europa?
Alla soglia del nuovo anno voglio fare un grande “in bocca al lupo” a queste due forze politiche e a tutti noi. Abbiamo ancora tempo per costruire una diga contro la barbarie.☺
Adesso, quando scrivo queste righe, stiamo vicinissimi al nuovo anno, vicinissimi alla notte fra il 31 dicembre 2014 ed il primo gennaio 2015. In quella notte, ognuno di noi formula, a viva voce o solamente dentro alla propria testa, diversi auguri, diversi progetti, diversi buoni propositi per il nuovo anno. Sempre speriamo che il nuovo anno ci porterà delle cose buone e che il nuovo anno sarà meglio di quello appena lasciato dietro di noi. Questa volta, l’anno vecchio si congeda con molti fatti bruttissimi. Non solo in Italia, ma anche in Germania, cresce il numero di quelli che pensano di aver trovato il capro espiatorio, i colpevoli di tutti i mali: gli immigrati, i rifugiati, i rom… In Germania, nella città di Dresda, la cosiddetta “Firenze sul fiume Elbe”, è nato un movimento che, all’inizio di ottobre, aveva 500 aderenti, due settimane fa ne aveva 10.000, lunedì 15 dicembre 15.000. Si chiama “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’occidente”, e insieme con i fondatori di questo movimento (rappresentanti della estrema destra e qualche ultrà che confondono lo stadio di calcio con un terreno di guerra) marciano ogni lunedì cittadini (donne, uomini, incluso bambini) che si autodefiniscono “apolitici”, e urlano il loro odio (o la loro paura) verso tutti quelli che sono diversi. E da qualche giorno, anche nella mia città, a Berlino, nelle periferie, cominciano le manifestazioni contro gli immigrati. Di quello che succede nelle periferie delle grandi città italiane non vi devo parlare.
L’economista Paul Krugman ha detto qualche giorno fa che la politica dell’ austerità, produrrà sicuramente una crescita pericolosa dell’estrema destra. Ha ragione Krugman, ma io parlerei invece di“politica dei tagli alle spese sociali”.
Queste manifestazioni xenofobe, che si moltiplicano negli ultimi mesi del 2014, sono il prologo di qualcosa di molto più pericoloso che succederà nel 2015. Temo di sì, perché non vedo nessun governo europeo che capisce questo pericolo e che veramente sviluppi una politica che potrebbe servire come diga contro questa valanga di rabbia e di odio.
Antonio Gramsci parlava di un fenomeno che lui chiamava “la rivoluzione passiva”, che è quando una classe governante vuole trasformare il paese per modernizzarlo. Questa voglia di modernizzazione, per sé, non è una cosa negativa, ma lo diventa quando si decide realizzarla senza tenere in mente le necessità, i sogni, la mentalità del popolo o disprezzando il popolo.
Un mio vecchio amico messicano, il professore Enrique Semo, ricorda questo concetto gramsciano parlando della situazione attuale del Messico. Ma credo che possiamo tranquillamente sostituire la parola “Messico” con la parola “Italia”. Scrive Enrique Semo: “Una rivoluzione passiva è in questo momento quella dei neoliberali, che volevano modernizzare il paese. Per farlo, hanno scelto una strada che era quella di assottigliare lo Stato, di dare all’impresa privata molta più voce in tutti gli aspetti dell’economia, di aprirsi al capitale straniero…”. Parlando più in concreto della crisi messicana, Semo finisce ricordando Rosa Luxemburg che, in piena Prima Guerra Mondiale, ha detto che l’umanità aveva due uscite: o il socialismo o la barbarie.
I segni della barbarie li vediamo un po’ dappertutto nel mondo. L’esperimento della costruzione del socialismo è fallito, per adesso, ma credo che lo si possa sempre riprovare. In questo momento abbiamo in Europa due forze politiche che ci permettono di avere un po’ di speranza. Parlo di Tsipras, in Grecia, che in caso di elezioni ha molte probabilità di vincere e di elaborare una politica che rappresenti e difenda il popolo greco. L’altra forza è il partito spagnolo che si chiama “Podemos” e che è nato poco tempo fa, crescendo in modo vertiginoso. I giovani fondatori di Podemos hanno vissuto qualche tempo in Venezuela ed in Bolivia, dove i governi sentono la voce del popolo e non quella delle banche e delle multinazionali. E questi giovani hanno imparato nell’America Latina che un’altra politica è possibile. Se Papa Francesco, venuto dell’Argentina, ha cominciato a rinnovare la chiesa cattolica, perché le nuove generazioni di europei non dovrebbero potere cambiare l’Europa?
Alla soglia del nuovo anno voglio fare un grande “in bocca al lupo” a queste due forze politiche e a tutti noi. Abbiamo ancora tempo per costruire una diga contro la barbarie.☺
Adesso, quando scrivo queste righe, stiamo vicinissimi al nuovo anno, vicinissimi alla notte fra il 31 dicembre 2014 ed il primo gennaio 2015.
Adesso, quando scrivo queste righe, stiamo vicinissimi al nuovo anno, vicinissimi alla notte fra il 31 dicembre 2014 ed il primo gennaio 2015. In quella notte, ognuno di noi formula, a viva voce o solamente dentro alla propria testa, diversi auguri, diversi progetti, diversi buoni propositi per il nuovo anno. Sempre speriamo che il nuovo anno ci porterà delle cose buone e che il nuovo anno sarà meglio di quello appena lasciato dietro di noi. Questa volta, l’anno vecchio si congeda con molti fatti bruttissimi. Non solo in Italia, ma anche in Germania, cresce il numero di quelli che pensano di aver trovato il capro espiatorio, i colpevoli di tutti i mali: gli immigrati, i rifugiati, i rom… In Germania, nella città di Dresda, la cosiddetta “Firenze sul fiume Elbe”, è nato un movimento che, all’inizio di ottobre, aveva 500 aderenti, due settimane fa ne aveva 10.000, lunedì 15 dicembre 15.000. Si chiama “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’occidente”, e insieme con i fondatori di questo movimento (rappresentanti della estrema destra e qualche ultrà che confondono lo stadio di calcio con un terreno di guerra) marciano ogni lunedì cittadini (donne, uomini, incluso bambini) che si autodefiniscono “apolitici”, e urlano il loro odio (o la loro paura) verso tutti quelli che sono diversi. E da qualche giorno, anche nella mia città, a Berlino, nelle periferie, cominciano le manifestazioni contro gli immigrati. Di quello che succede nelle periferie delle grandi città italiane non vi devo parlare.
L’economista Paul Krugman ha detto qualche giorno fa che la politica dell’ austerità, produrrà sicuramente una crescita pericolosa dell’estrema destra. Ha ragione Krugman, ma io parlerei invece di“politica dei tagli alle spese sociali”.
Queste manifestazioni xenofobe, che si moltiplicano negli ultimi mesi del 2014, sono il prologo di qualcosa di molto più pericoloso che succederà nel 2015. Temo di sì, perché non vedo nessun governo europeo che capisce questo pericolo e che veramente sviluppi una politica che potrebbe servire come diga contro questa valanga di rabbia e di odio.
Antonio Gramsci parlava di un fenomeno che lui chiamava “la rivoluzione passiva”, che è quando una classe governante vuole trasformare il paese per modernizzarlo. Questa voglia di modernizzazione, per sé, non è una cosa negativa, ma lo diventa quando si decide realizzarla senza tenere in mente le necessità, i sogni, la mentalità del popolo o disprezzando il popolo.
Un mio vecchio amico messicano, il professore Enrique Semo, ricorda questo concetto gramsciano parlando della situazione attuale del Messico. Ma credo che possiamo tranquillamente sostituire la parola “Messico” con la parola “Italia”. Scrive Enrique Semo: “Una rivoluzione passiva è in questo momento quella dei neoliberali, che volevano modernizzare il paese. Per farlo, hanno scelto una strada che era quella di assottigliare lo Stato, di dare all’impresa privata molta più voce in tutti gli aspetti dell’economia, di aprirsi al capitale straniero…”. Parlando più in concreto della crisi messicana, Semo finisce ricordando Rosa Luxemburg che, in piena Prima Guerra Mondiale, ha detto che l’umanità aveva due uscite: o il socialismo o la barbarie.
I segni della barbarie li vediamo un po’ dappertutto nel mondo. L’esperimento della costruzione del socialismo è fallito, per adesso, ma credo che lo si possa sempre riprovare. In questo momento abbiamo in Europa due forze politiche che ci permettono di avere un po’ di speranza. Parlo di Tsipras, in Grecia, che in caso di elezioni ha molte probabilità di vincere e di elaborare una politica che rappresenti e difenda il popolo greco. L’altra forza è il partito spagnolo che si chiama “Podemos” e che è nato poco tempo fa, crescendo in modo vertiginoso. I giovani fondatori di Podemos hanno vissuto qualche tempo in Venezuela ed in Bolivia, dove i governi sentono la voce del popolo e non quella delle banche e delle multinazionali. E questi giovani hanno imparato nell’America Latina che un’altra politica è possibile. Se Papa Francesco, venuto dell’Argentina, ha cominciato a rinnovare la chiesa cattolica, perché le nuove generazioni di europei non dovrebbero potere cambiare l’Europa?
Alla soglia del nuovo anno voglio fare un grande “in bocca al lupo” a queste due forze politiche e a tutti noi. Abbiamo ancora tempo per costruire una diga contro la barbarie.☺
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