Sconfiggere l’immobilismo
8 Gennaio 2018
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Sconfiggere l’immobilismo

La velocità impressa al vivere quotidiano non risparmia neanche la comunicazione, che esige contrazione, sintesi. Anche a questo proposito la lingua inglese ci viene in soccorso con il termine random. Sia aggettivo che avverbio, corrisponderebbe, secondo l’uso recente, all’italiano “casuale” oppure “a caso”.

Poniamo che, nella ricerca di documenti o informazioni, non si voglia seguire un ordine logico, né criteri predeterminati, o anche che si abbia intenzione di selezionare o raggruppare idee, pensieri, oggetti, persone. Si ricorre al random, metodo facile e non vincolante. La Rete, da cui ha preso le mosse l’uso del vocabolo, offre di continuo siti che presentano immagini o frasi determinate dal “caso” o organizzate da una risorsa informatica, il ben noto “algoritmo”!

Visitando le pagine web si incontrano siti che, a detta dei creatori, svolgono l’utilissimo compito di creare frasi inutili e completamente prive di senso, ma risolutive per ogni contesto. Un algoritmo random cambia la funzione ogni millisecondo e può generare milioni di frasi diverse. I generatori di testi casuali – traduzione dell’inglese text random generator – forniscono testi di vario genere da copiare ed incollare, e nella migliore delle ipotesi essi vengono usati per provare la disposizione, la grafica o il colore di un sito web appena creato, invece di lasciare lo spazio vuoto.

Altrettanto interessante è scoprire, nell’etimologia del termine anglofono, come esso compaia nella lingua parlata già dal XIV secolo, con il significato di “veloce”, anzi “molto veloce” in combinazione però con la parola “violenza”; probabilmente nella versione ripresa dal francese traduceva “impetuoso” ma anche “violento”; l’ originaria radice germanica è la stessa del verbo run [pronuncia: ran] che traduce “correre”.

Fretta, caos, sorte: tutti questi elementi sono racchiusi in random; e noi?

Quando un ciclo temporale si chiude, un anno finisce e se ne apre un altro, tanti di noi, anche inconsapevolmente, si affidano alla sorte, al “caso”, invocando auspici, desideri; rincorrendo speranze – quasi sempre deluse; tentando la sorte con il gioco o con le lotterie; attendendo circostanze impreviste ed imprevedibili per migliorare la propria condizione; interpellando, alla maniera degli antichi, astri e carte. “I Greci concepivano la natura come quell’ordine immutabile che nessuna azione umana poteva violare perché, come dice un frammento di Eraclito: ‘questo cosmo che è di fronte a noi e che è lo stesso per tutti, non lo fece nessuno degli dèi né degli uomini, ma fu sempre, ed è. E sarà fuoco sempre vivente, che divampa secondo misure e si spegne secondo misure’. Avendo in sé la sua norma vincolata dal sigillo della necessità (anànke), la natura era quell’orizzonte inoltrepassabile, quel limite insuperabile a cui l’azione umana doveva piegarsi”. (Umberto Galimberti, L’usura della terra).

Sono trascorsi secoli di storia, il pensiero umano si è evoluto ed ha abbandonato il fatalismo e la rassegnazione; la forza ineludibile dell’anànke è stata soppiantata dalla ricerca e dal progresso che l’umanità è riuscita a costruire in tutti i settori. Non abbiamo più l’ atteggiamento di paura o terrore dell’uomo primitivo che non riusciva a trovare risposte ai fenomeni che osservava intorno a sé. Le nostre conoscenze ci consentono di comprendere, spiegare ma anche “dominare” la realtà in cui viviamo. Ce ne ricordiamo?

È necessario recuperare la consapevolezza di non restare immobili, la volontà di agire nonostante tutto, quando, metaforicamente, si volta pagina, si dà il via ad un nuovo ciclo; quando, riflettendo sul tempo che è trascorso, si fanno bilanci e valutazioni, si enumerano perdite, delusioni, rimpianti.

Porsi degli obiettivi, meditare sui percorsi da intraprendere, condividere scelte ed azioni: una ricetta per sconfiggere l’immobilismo e l’inattività, per non lasciarci sommergere dall’ammaliante vortice dell’anànke moderna.☺

 

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