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seconda descrizione in atto I II di Roberto Roversi | La Fonte TV
I.
Il colore dei sassi fra i binari
di ruggine sfibrata, colorati di stanca
ruggine, il colore è denso di polvere, sporco
di polvere, sporco di pioggia, di lacrime,
il colore biondo dei sassi allineati,
sono sprofondati nella terra, levigati.
L’edera si morde irta le fibre.
Alla televisione Non è mai troppo tardi –
uno squillo la voce belluina, ridente:
questo mondo che tendeva dal profondo
a contemplare (le regole del giorno sono
la luce gialla, la Farben rosso sangue dipinta nel cielo)
in Grecia
dunque lavoravano gli schiavi, gli stranieri
lavoravano; non lavoravano i greci,
l’uomo libero mai.
La vecchia col cappello piumato
cerca il suo uomo dalle scarpe di corda, vecchio
“non sarà successo qualcosa?”,
le cassette alla porta dell’ingresso,
uno stabilimento di vetro luccica e vibra, vuoto.
“Sie schreiben gegen Deutschland”,
tre studenti partono con la valigia,
una donna anziana stringe le mani al figlio,
“rauchen verboten” e i sassi si rivoltano
tenui nel sussulto al sole
dilagante sopra le vecchie mura.
Questa è la solitudine. È la paura
indefinita, dura,
di restare per sempre conficcati al suolo;
d’essere solo, ignorato ignorante ignoto;
di sbiadire dentro a un’ombra
nel vuoto respiro del tempo, per sempre.
II.
Tenera, tenera, tenera è la notte adesso;
cedere ai neri presentimenti fra i neri
sassi, chiedere aiuto.
I vecchi maestri hanno insegnato a mentire;
a tradire; hanno offerto veleno alla fame.
Spezzavi il pane e morivi. Li vedi
oggi, dentro a questi giorni di pece,
in lizza spingere i giovani agnelli
così teneri e sciocchi, così belli
inutili, così perversi e torbidi,
al macello. Per dispersi sentieri.
Spingerli ai vecchi amori.
Alle spalle giacciono insepolti e
bianchi, ancora bianchi gli scheletri dei soldati.
Ma essi? barattano le noci,
battono le mani, aizzano le cagne.
Roberto Roversi
A cura di Loredana Alberti
I.
Il colore dei sassi fra i binari
di ruggine sfibrata, colorati di stanca
ruggine, il colore è denso di polvere, sporco
di polvere, sporco di pioggia, di lacrime,
il colore biondo dei sassi allineati,
sono sprofondati nella terra, levigati.
L’edera si morde irta le fibre.
Alla televisione Non è mai troppo tardi –
uno squillo la voce belluina, ridente:
questo mondo che tendeva dal profondo
a contemplare (le regole del giorno sono
la luce gialla, la Farben rosso sangue dipinta nel cielo)
in Grecia
dunque lavoravano gli schiavi, gli stranieri
lavoravano; non lavoravano i greci,
l’uomo libero mai.
La vecchia col cappello piumato
cerca il suo uomo dalle scarpe di corda, vecchio
“non sarà successo qualcosa?”,
le cassette alla porta dell’ingresso,
uno stabilimento di vetro luccica e vibra, vuoto.
“Sie schreiben gegen Deutschland”,
tre studenti partono con la valigia,
una donna anziana stringe le mani al figlio,
“rauchen verboten” e i sassi si rivoltano
tenui nel sussulto al sole
dilagante sopra le vecchie mura.
Questa è la solitudine. È la paura
indefinita, dura,
di restare per sempre conficcati al suolo;
d’essere solo, ignorato ignorante ignoto;
di sbiadire dentro a un’ombra
nel vuoto respiro del tempo, per sempre.
II.
Tenera, tenera, tenera è la notte adesso;
cedere ai neri presentimenti fra i neri
sassi, chiedere aiuto.
I vecchi maestri hanno insegnato a mentire;
a tradire; hanno offerto veleno alla fame.
Spezzavi il pane e morivi. Li vedi
oggi, dentro a questi giorni di pece,
in lizza spingere i giovani agnelli
così teneri e sciocchi, così belli
inutili, così perversi e torbidi,
al macello. Per dispersi sentieri.
Spingerli ai vecchi amori.
Alle spalle giacciono insepolti e
bianchi, ancora bianchi gli scheletri dei soldati.
Ma essi? barattano le noci,
battono le mani, aizzano le cagne.
Roberto Roversi
A cura di Loredana Alberti
seconda descrizione in atto I II di Roberto Roversi
I.
Il colore dei sassi fra i binari
di ruggine sfibrata, colorati di stanca
ruggine, il colore è denso di polvere, sporco
di polvere, sporco di pioggia, di lacrime,
il colore biondo dei sassi allineati,
sono sprofondati nella terra, levigati.
L’edera si morde irta le fibre.
Alla televisione Non è mai troppo tardi –
uno squillo la voce belluina, ridente:
questo mondo che tendeva dal profondo
a contemplare (le regole del giorno sono
la luce gialla, la Farben rosso sangue dipinta nel cielo)
in Grecia
dunque lavoravano gli schiavi, gli stranieri
lavoravano; non lavoravano i greci,
l’uomo libero mai.
La vecchia col cappello piumato
cerca il suo uomo dalle scarpe di corda, vecchio
“non sarà successo qualcosa?”,
le cassette alla porta dell’ingresso,
uno stabilimento di vetro luccica e vibra, vuoto.
“Sie schreiben gegen Deutschland”,
tre studenti partono con la valigia,
una donna anziana stringe le mani al figlio,
“rauchen verboten” e i sassi si rivoltano
tenui nel sussulto al sole
dilagante sopra le vecchie mura.
Questa è la solitudine. È la paura
indefinita, dura,
di restare per sempre conficcati al suolo;
d’essere solo, ignorato ignorante ignoto;
di sbiadire dentro a un’ombra
nel vuoto respiro del tempo, per sempre.
II.
Tenera, tenera, tenera è la notte adesso;
cedere ai neri presentimenti fra i neri
sassi, chiedere aiuto.
I vecchi maestri hanno insegnato a mentire;
a tradire; hanno offerto veleno alla fame.
Spezzavi il pane e morivi. Li vedi
oggi, dentro a questi giorni di pece,
in lizza spingere i giovani agnelli
così teneri e sciocchi, così belli
inutili, così perversi e torbidi,
al macello. Per dispersi sentieri.
Spingerli ai vecchi amori.
Alle spalle giacciono insepolti e
bianchi, ancora bianchi gli scheletri dei soldati.
Ma essi? barattano le noci,
battono le mani, aizzano le cagne.
Roberto Roversi
A cura di Loredana Alberti
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