La slitta e la guerra
9 Aprile 2022
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La slitta e la guerra

Non abbiamo imparato niente della storia? Era l’inverno 1945/46. Ancora non avevo compiuto quattro anni. Mia madre e mio padre, per fuggire dalle bombe che cadevano su Berlino, avevano deciso nella primavera del 1945 di andare a vivere nella masseria dei miei nonni paterni, vicino a Magdeburgo. Quella zona della Germania fu occupata, all’inizio, dalle forze armate nordamericane, dopo dagli inglesi, e finalmente dai soldati dell’Armata rossa che i nonni chiamavano “russi”, mentre mia madre li chiamava “sovietici”. Dall’inizio, la casa padronale fu occupata dai rispettivi ufficiali e soldati, e noi, tutta la famiglia, abitavamo nella grande stalla.

Quell’inverno faceva molto freddo, la legna da bruciare era stata consumata nei primi mesi, e a partire del mese di febbraio, i mobili della casa grande furono utilizzati per accendere, di notte, per i soldati, il grande fuoco in mezzo al cortile.

A me piaceva osservare, ogni sera, come i soldati accendevano il fuoco, e anche quella notte, la notte che mi è rimasta per sempre nella memoria, avevo occupato il mio posto di osservazione e vedevo i soldati portare, non so da dove, pezzi di legno, pezzi di mobili, rami sia grossi che sottili … e di colpo ho visto due soldati che portavano e gettavano nel fuoco… la mia slitta, la mia amata slitta! Come una furia abbandonai il mio posto, correndo verso le fiamme, piangendo, gridando, disperata… Ero già molto vicina al fuoco, sentivo il caldo, ma non mi importava, volevo la mia slitta. Ed in quell’istante vidi un soldato correre verso le fiamme, quasi saltandoci dentro, afferrare la slitta e… toglierla dal fuoco! Si avvicinò a me e mi diede il mio tesoro, accarezzandomi il viso, asciugando le mie lacrime.

Ho saputo dopo che il nome di quel soldato era Boris. Ma non ho mai saputo se Boris era russo o ucraino, più tardi, già grande, ho capito che per l’aspetto molto europeo non poteva essere tadshico, o kazaco, o tartaro. Ma era russo? Era ucraino? Durante tutta la mia vita, questo dettaglio non ha avuto importanza per me; è diventato importante dal 24 febbraio del 2022, perché dormo poco, dopo aver visto ogni giorno le immagini della guerra, e di notte mi faccio delle domande: come sarà stata la vita di Boris dopo il suo ritorno in patria, come avrà vissuto, avrà formato una famiglia? Figli, nipoti, forse pronipoti? E come sarà stata la vita sua e della sua famiglia se era russo? Come sarà stata se era ucraino?

Di notte faccio calcoli: quando Boris ha salvato la mia slitta, avrà avuto sui 25 anni. Di ritorno in patria, forse si è sposato, e nel 1960, ha avuto 40 anni e forse aveva un figlio o una figlia. Questo figlio o questa figlia aveva sui 40 anni quando si è dissolta l’Unione Sovietica, e da quel momento ha vissuto o in Russia o in Ucraina. Poteva avere a sua volta un figlio o una figlia che adesso avrebbe fra i 30 e i 40 anni.

Di notte mi chiedo che sta facendo quel pronipote di Boris in questi giorni. Se è russo, e forse è militare, sta bombardando le case degli ucraini? Se è ucraino, cerca di abbattere un velivolo russo con uno Stinger? Sara possibile che faccia come quel padre ucraino che scatta una foto della figlia con un fucile ed una lecca-lecca in bocca? E se è russo, e forse è pilota, sarà capace di sganciare una bomba quando sorvola un complesso di case residenziali? E se non è maschio, ma femmina? Se è russa, crede a Putin quando dice che quello che succede in Ucraina non è guerra, ma “operazione speciale”? O scende in piazza per protestare contro la guerra? E se è ucraina, è capace di pronunciare parole come la donna, che ho sentito in TV, gridare: “Non vedo l’ora di tagliare la gola a un russo”? O ha preso il suo figlioletto o la sua figlioletta ed ha cercato pace in un paese vicino o lontano?

Queste sono le domande che mi pongo ogni notte, e mi domando dove è arrivata la specie umana. Non solo in Russia, non solo in Ucraina. Naturalmente, c’è una differenza: un paese ha aggredito, l’altro è stato aggredito. Ma io parlo del comportamento di ognuno di noi esseri umani, noi che non decidiamo se fare la guerra o no. Parlo anche di noi in Italia ed in Germania. Di noi, che supportiamo l’ipocrisia dei politici che dichiarano delle sanzioni contro Putin (contro Putin?), ma fanno eccezione per il gas e il petrolio, perché noi non siamo disposti a passare la stagione al freddo mentre in Ucraina muoiono madri, bambini, anziani e soldati. Se vogliamo essere solidali, rinunciamo al caldo, alla benzina, a tutta le nostra comodità. E soprattutto: la nostra condanna della guerra deve includere tutte le guerre, e ribelliamoci contro l’aumento delle spese militari nei nostri paesi, non lasciamo il futuro del genere umano nelle mani dei nostri politici! ☺

 

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