Ricordiamo elio di mella
29 Aprile 2017
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Ricordiamo elio di mella

Il carabiniere Elio Di Mella è stato assassinato in un agguato camorristico all’uscita dell’autostrada Avellino est proveniente dal carcere di Campobasso il 7 ottobre 1982; quindi, 35 anni or sono, e la sua morte costituisce un episodio non marginale nella lotta che lo Stato, già da allora, cercava di fare ai gruppi camorristici, ma alla mafia tutta nel suo insieme. Ma procediamo con ordine…
Cerchiamo di concentrarci per un momento e di leggere in modo sintetico le vicissitudini degli anni Ottanta/Novanta del secolo scorso. Queste appaiono estremamente complesse per una serie di ragioni: guerre, saccheggi e smantellamento di interi paesi e delle loro civiltà; politiche economiche e finanziarie senza regole che distruggono il tessuto democratico di stati divenuti indipendenti e sovrani dopo decenni di sanguinose lotte di liberazione; disintegrazione del significato valoriale delle appartenenze e delle tradizioni; affermazione di nuovi canoni comportamentali che propongono una definizione della vita improntata ad un registro squisitamente edonistico; affermazione di nepotismi clientelari; corruzione civile e politica a tutti i livelli che ha letteralmente ribaltato la stessa definizione significante delle regole, senza dimenticare il “caso italiano” con l’abolizione, a firma del governo Craxi, della scala mobile, corollario della politica economica e dell’ indirizzo finanziario reaganiano, thacheriano, politica che ha imposto sacrifici dolorosi ed indigesti al proletariato prima, alle/ai lavoratrici/lavoratori appena dopo.
Di qui, a fronte dell’affievolimento di regole, dell’indebolimento dell’esecutivo, della perdita di valori etici e civili, a fronte anche dello yuppismo craxiano (la corruzione alimentata), la prepotenza illegale e mafiosa concretamente si sostituisce alla corretta scansione dei rapporti sociali ed interpersonali. Su questo terreno civilmente smorzato ed eticamente sopito ha fatto breccia un atteggiamento sfrontatamente irriguardoso nei confronti delle regole e delle leggi, che, al di là delle definizioni più o meno teoretiche, sulle tipologie di stati e delle loro amministrazioni, rimangono essenziali per una società che voglia guardare al futuro in modo progressivamente solidaristico e concretamente democratico.
Gli anni Novanta del secolo scorso sono stati contrassegnati, tra l’altro, dalle morti premature e violente di tante persone che la loro esistenza quotidiana e la loro filosofia di vita hanno saputo riempire di valori legati alla visione di una esperienza scandita da progetti e utopie, così come sono stati a loro insegnati dai “padri”, o semplicemente alla volontà conscia di voler far bene il proprio dovere, così come un innato senso etico del dovere e del lavoro suggerisce a tutti.
Pertanto, la morte violenta di Libero Grassi, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonino Mortinaro, Vito Schifani, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Rita Atria, don Giuseppe Puglisi, don Peppe Diana, Miran Hrovatin, Ilaria Alpi, Silvia Ruotolo ed altre persone ancora, ci ha frastornati ma non piegati alla prepotenza malavitosa.
Ma se torniamo un poco indietro negli anni ottanta del XX secolo, assistiamo attoniti ancora (allora esprimevamo incredulità!) alle morti violente di persone che hanno saputo, col loro esempio, dare una definizione precisa ed una immagine preziosa del loro lavoro fino a perdere la vita. È la vicenda del carabiniere Elio Di Mella, ucciso il 7 ottobre del 1982, quindi precisamente 35 anni fa.
Durante il trasferimento del camorrista Mario Cuomo – pluriassassino, nonostante la giovane età (all’epoca dei fatti aveva appena 22/23 anni!), – e membro del clan di Raffaele Cutolo – prima della uscita dal casello autostradale Napoli-Bari, precisamente ad Avellino Est, diverse automobili bloccano l’auto Peugeot 505 del noleggiatore campobassano Di Nunzio, intimando ai tre carabinieri di consegnare il detenuto Mario Cuomo. Due carabinieri vengono fatti sdraiare a faccia a terra sull’asfalto, mentre il giovane carabiniere di Morcone del Sannio (Bn) Di Mella – 30 anni appena – rifiutando di liberare il prigioniero, viene prima colpito alla testa con una pistola, e, appena dopo, continuando nel suo rifiuto di consegnare il detenuto, viene vigliaccamente freddato alla testa. Subito dopo, le auto con il Cuomo liberato escono dall’autostrada, mentre i tre a terra vengono soccorsi da un automobilista che si era fermato. Elio Di Mella, dunque, è stata l’unica vittima del commando, lui che non ha voluto obbedire alle intimazioni di liberare il detenuto. Esempio, questo, di grande coraggio e di attaccamento al proprio lavoro. L’8 ottobre 1982, La Stampa di Torino riporta la notizia della morte di Elio Di Mella; come pure il quotidiano Il Tempo, nello stesso giorno, fa il resoconto dell’agguato camorristico. Il consiglio comunale di Campobasso, la sera dell’8 ottobre, interrompe i suoi lavori e, nella figura del vice sindaco ed in quella di alcuni consiglieri, commemora la figura del carabiniere di Morcone.
Ma perché ricordare ancora oggi la morte dolorosa e violenta di Elio Di Mella? Il motivo principale sta nel fatto che non è possibile oggi ignorare il comportamento di Elio Di Mella tutto imperniato sul rispetto naturale delle regole che ogni società civile si dà per salvaguardare la propria storia e la propria antica, e sempre attuale, tradizione valoriale.
La morte violenta, provocata nell’esercizio delle proprie funzioni civili e dei compiti istituzionali, ai danni di chi fa correttamente il proprio lavoro, è espressione di prepotenza crudele di quanti vogliono stare al di sopra delle leggi.
A Elio Di Mella sono stati assegnati, allo stato attuale delle cose, i seguenti riconoscimenti: “Vittima del dovere” con decreto del Capo della Polizia in data 27.01.1983, Medaglia d’oro di vittima del terrorismo in data 02.06.2010, Medaglia d’oro al merito civile in data 04.06.2010, ma non ancora quello di “Vittima delle mafie”, come è giusto e naturale che gli venga assegnato…

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