Un treno per dante
8 Luglio 2021
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Un treno per dante

Per chi non avesse ancora trovato un luogo non troppo lontano da casa dove trascorrere una bella vacanza e iniziare a praticare il cosiddetto turismo di prossimità, rivalutato nel 2020 a causa del Covid-19, vi è un’occasione da un perdere. Non si dovrà prendere l’aereo o la nave, ma il treno, per di più un convoglio slow, dai cui finestrini si potranno scoprire scorci e panorami ai quali nell’epoca dell’alta velocità non si è mai prestata la dovuta attenzione. Se poi si aggiunge che questo è l’anno dantesco, il tour non potrà che essere a tema. Così, nel settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, non stupisce che ci sia perfino un viaggio che porta il suo nome: il Treno di Dante, il cui percorso si snoda nei luoghi dove l’Alighieri ha vissuto e scritto, tra borghi, castelli e paesaggi che sono oggi parte del parco letterario “Le terre di Dante”.

Il Treno di Dante è stato inaugurato lo scorso 6 giugno e al suo primo viaggio simbolico hanno preso parte, fra gli altri, il ministro della Cultura Dario Franceschini e il maestro Riccardo Muti, che a Marradi ha diretto un concerto dell’orchestra giovanile “Luigi Cherubini”.

A partire dal 3 luglio e fino al 10 ottobre, per un totale di 28 giornate, sarà possibile salire sul Treno di Dante tutti i sabati e tutte le domeniche.

L’itinerario parte da Firenze, dove Dante nacque nel 1265, e arriva a Ravenna, dove il poeta trascorse gli ultimi anni del suo esilio fino alla morte nel 1321, con quattro fermate intermedie sia all’andata che al ritorno: Borgo San Lorenzo e Marradi (in territorio toscano), Brisighella e Faenza (in territorio romagnolo). Dopo la prima sosta nel Mugello, con i tesori storici legati soprattutto alla presenza della famiglia Medici, il convoglio viene quasi inghiottito dalla montagna e inizia a percorrere una lunga successione di viadotti e gallerie, fino a Marradi, il paese che diede i natali a Dino Campana, un altro grande poeta toscano. Il viaggio si fa quindi più disteso proseguendo verso la pianura romagnola e il suggestivo borgo medievale di Brisighella. Dieci km più avanti si arriva a Faenza, celebre in tutto il mondo per la sua ceramica, dove la linea si ricongiunge con la ferrovia adriatica Bologna-Ancona.

Il convoglio messo a disposizione dalle Ferrovie italiane è il “centoporte”, un mezzo storico composto da 3 vetture e da un vagone bagagliaio attrezzato per il trasporto delle biciclette, oltre che dal locomotore D445. Conta 234 posti complessivi ma, in linea con le disposizioni di contenimento da rischio Covid-19, viaggerà a capienza ridotta al 50%. A proiettare i passeggeri indietro nel tempo sarà anche la linea ferroviaria, la cosiddetta Faentina. Quando è stata costruita, alla fine dell’Ottocento, era la prima ferrovia d’Italia ad attraversare gli Appennini, ponendo fine all’isolamento secolare di quelle terre, con i suoi 101 km che collegano Livorno e Ravenna, il Tirreno e l’Adriatico. Alcuni decenni dopo, i nazisti in ritirata e le bombe degli alleati inflissero pesanti danni a parte della linea, tanto che solo nel 1999 sono stati ripristinati i suoi normali collegamenti.

Certo Dante non ha mai preso un treno. Però c’è un aspetto che accomuna questo viaggio, che ha il sapore d’altri tempi, ad alcuni dei suoi versi: ed è la capacità di restituire, con precisione e accurata lentezza, il fascino del “bel paese là dove ’l sì suona” (Inferno XXXIII 80). ☺

 

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