Maria: donne protagoniste
7 Giugno 2014
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Maria: donne protagoniste

Tra le donne di cui parlano i vangeli, se escludiamo Maria, la madre di Gesù, è certamente Maria di Magdala il personaggio più importante ma, purtroppo, anche il più frainteso. Se seguiamo il racconto dei vangeli, troviamo il suo nome solo nei racconti della Passione, ai piedi della croce oppure, come nota Marco, a distanza dalla croce con altre donne (15,40); inoltre la troviamo nei racconti della risurrezione, in tutti e quattro i vangeli.

Un’eccezione è costituita da Luca, che annota la presenza di Maria nel gruppo delle donne che seguono Gesù dalla Galilea e che sostengono il gruppo dei discepoli con i loro beni personali: “C’erano con lui (Gesù) i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni” (8,2-3). Questi versetti, poco conosciuti, sono in realtà molto importanti e rientrano nella strategia generale di Luca che mette sempre in parallelo figure maschili e femminili. Indirettamente ci dice che le donne hanno le stesse prerogative degli uomini in ordine all’annuncio del Vangelo, se è vero che Mattia in At 1 viene scelto anche in base al criterio che ha seguito Gesù dal battesimo al Giordano, per essere autorevole testimone della risurrezione. Tra le donne il personaggio più importante è quindi Maria citata per prima che è posta, con l’annotazione di essere stata liberata da sette demoni, in parallelo con Pietro che in Lc 5 si è autodefinito peccatore e che sarà il primo a vedere Gesù risorto (24,34) mentre Maria è la prima a ricevere la notizia della risurrezione (24,10).

La sottolineatura della sua liberazione dai demoni ha favorito una sua identificazione da parte di Gregorio Magno (ma siamo già in epoca misogina per la chiesa) con la peccatrice di Lc 7 che unge i piedi di Gesù. In realtà non sappiamo cosa significa la sua liberazione, ma il numero 7 può dirci che Maria è stata pienamente abilitata a compiere il bene perché liberata completamente dal male. Il suo accostamento, insieme con altre donne, ai dodici ci fa comprendere che Luca e le prime comunità consideravano importanti sia le donne che gli uomini per l’annuncio del vangelo. La sua guarigione, come la chiamata di Pietro e poi di Paolo negli Atti, ci vogliono dire che proprio le persone più lontane (ma lo stesso si può dire di Zaccheo o dei peccatori che circondano Gesù quando racconta le parabole della misericordia) sono poi trasformate da Gesù per annunciare la Parola.

Luca, rispetto agli altri, mette in rilievo le donne e tra esse proprio Maria di Magdala che, accanto alla madre di Gesù, diventa fondamento irrinunciabile, insieme con i dodici e Paolo, della comunità cristiana. La cancellazione dalla memoria successiva del ruolo delle donne, attestato invece anche in Paolo, che ha molte collaboratrici, tra cui Priscilla, nominata anche negli Atti, è la diretta conseguenza del ripiegamento culturale del cristianesimo che, per rendersi più accettabile nel contesto in cui si espandeva, ha mantenuto le barriere di quelle culture, dimenticando la rivoluzione attuata da Gesù, e continuata dal suo discepolo più dinamico, cioè Paolo.

Dopo secoli di dimenticanza di questa rivoluzione, è arrivato forse il tempo di ritornare alle origini, riconoscendo il ruolo importante delle donne nella chiesa, poiché esse sono state le prime annunciatrici della risurrezione di Gesù tanto che proprio Maria di Magdala, pur in una cornice maschilista, è denominata nella tradizione orientale, “apostola degli apostoli”. Una volta accettato questo fatto è ovvio che si pone il problema del come, che va affrontato nell’ambito di una riflessione più ampia sulla ministerialità nella chiesa. Ridurre tutto alla questione del sacerdozio alle donne significa avallare che la struttura gerarchica, così come si è formata nell’epoca della trasformazione del cristianesimo in religione civile, sia costitutiva del cristianesimo; il Nuovo Testamento invece ci dice che le prime comunità non avevano questa struttura, bensì i compiti principali erano connessi con l’annuncio della Parola e non con la celebrazione di riti e di culti.

In realtà tale compito è già svolto oggi in modo abbondante dalle donne che sono protagoniste nella catechesi, nell’ insegnamento, nella formazione spirituale. Dobbiamo forse solo prendere atto che il cristianesimo, già solo rileggendo in modo più abituale la Scrittura, si sta trasformando e tra qualche tempo, voltandoci indietro noteremo che non solo Pietro di Cafarnao (o Betsaida) ma anche Maria di Magdala ispirano gli annunciatori (le annunciatrici) del Vangelo, unico compito affidato da Gesù risorto alla sua comunità (Mt 28,16-20). E quando ci accorgeremo che è soprattutto l’annuncio testimoniato nella vita a trasmettere veramente il vangelo, alcune problematiche riguardanti la chiesa costantiniana, oggetto di riflessione tra gli storici, semplicemente non occuperanno più i pensieri delle comunità cristiane.☺

 

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