Tra arte e mistero
11 Dicembre 2017
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Tra arte e mistero

Come in tutti i campi così anche nell’arte l’impronta stilistica, i contenuti, la bellezza delle rappresentazioni sono legati al tempo, al maestro e alla bravura dell’artista che realizza le opere. Questa continuità, nelle opere degli allievi, di lavori dei propri maestri è una costante. Continuità legata alla frequentazione di una bottega e legata al vivere in un tempo e in un luogo che rappresenta un “salotto culturale e artistico”.

Pur non essendo del mestiere, mentre sono preso in queste riflessioni ripenso ad una meravigliosa e piccola statua dell’Immacolata Concezione che si trova nella cattedrale di Larino. Non si tratta della meravigliosa e monumentale statua attribuita a Giacomo Colombo che in origine era posta nella Chiesa di San Francesco e oggi è possibile ammirare presso il Museo diocesano di Larino. Mi riferisco ad un altro simulacro, più piccolo, ma che dopo il restauro ha dimostrato essere frutto del lavoro di un bravissimo artista capace di dare al legno movimento, espressività ed eleganza.

La statua è stata recentemente restaurata grazie al finanziamento di una famiglia di Larino i cui componenti da sempre hanno mostrato una profonda devozione all’Immacolata Concezione. Grazie alla signora Emilia Caruso madre di Maria Prisco, è stato possibile, con il restauro della statua, riportare il simulacro al suo vecchio splendore. La brava restauratrice Francesca Di Giandomenico è riuscita a far emergere anche la data della realizzazione dell’opera, il 1743, il nome di Battesimo dell’autore “Berrardo/Bernardo” e le prime lettere del cognome che io interpreto come “Vale…”. Alla mia domanda, seppur la scultura sia stata ritenuta essere opera di un artista proveniente dalla scuola napoletana, non ho ricevuto risposta su chi potesse essere l’autore del simulacro.

Facendo una ricerca in rete scopro che nel periodo corrispondente alla data di realizzazione della statua ha operato artisticamente nel Regno di Napoli lo scultore Bernardo Valentino. L’artista in questione, poco conosciuto, di cui sono riuscito a trovare pochi elementi e nessuna biografia, ha lasciato, in alcune regioni del Regno di Napoli, pochissime opere a lui attribuite. In rete ho trovato note sulle poche seguenti opere relative all’artista: i simulacri di San Francesco Saverio a Calvello(Pz) e a Padula rispettivamente nelle chiese di Sant’Antonio abate e di San Michele, una piccola statua di San Michele Arcangelo collocata al museo diocesano di Santa Severina (kr). Nell’articolo di Ugo di Furia registro che Bernardino Valentino fu attivo scultore sicuramente dal 1741 al 1754, inoltre rilevo che i simulacri di San Francesco Saverio di Calvello e di Padula sono attribuiti all’artista grazie ad un documento notarile e ad un documento relativo all’archivio storico del Banco di Napoli.

Sempre dagli stessi documenti dell’Archivio storico del Banco di Napoli, riportati nell’articolo di Ugo Furia, è riportato che il Valentino realizzò anche un’Immacolata Concezione, partendo da un modello di creta che gli fu consegnato. Il lavoro finale, la statua dell’ Immacolata, sarebbe stato pagato solo dopo l’ approvazione dell’opera da parte di due esaminatori tra cui “D. Matteo Bottiglieri”. Matteo Bottiglieri insieme a Francesco Pagano realizzò le opere della Guglia posta in Piazza del Gesù a Napoli. La Guglia è un’opera straordinaria con numerose statue dei due artisti e presenta sulla sommità un’enorme simulacro in rame dell’ Immacolata Concezione.

In una delle interessanti note, la numero 17, dell’articolo di Ugo di Furia trovo scritto: “Dal documento notarile veniamo a conoscenza che la statua, probabilmente, perduta, sarebbe stata alta 12 palmi e mezzo (oltre tre metri) ed avrebbe dovuto fare da modello per la statua di rame dorato da porsi in cima alla guglia di fronte alla chiesa del Gesù Nuovo, la cui costruzione si completava proprio in quegli anni (Archivio Notarile Distrettuale di Napoli, Notaio Giuseppe de Palma, atto del 7 febbraio 1754, ff. 241v-242v)”.

Da questa nota non riesco a capire se il “modello perduto” a cui si fa riferimento sia riferito all’esemplare di creta, normalmente utilizzato, direttamente o per la produzione di calchi di gesso, nella realizzazione di statue ottenute per fusione, o all’opera in legno realizzata da Bernardo Valentino. Tuttavia, in ogni caso, il rivolgersi a Bernardo Valentino per questo lavoro, conferma che l’artista, all’epoca, avesse una buona fama e che fosse capace di realizzare opere apprezzate.

La statua di Larino a firma, con molta probabilità, di Bernardo Valentino ha notevoli somiglianze con alcune opere scultoree attribuite a famosi artisti napoletani settecenteschi. Una di queste statue è un’ Immacolata che alcuni attribuiscono a Giacomo Colombo, o forse ad artisti della sua bottega, ed è collocata nella chiesa di San Giacomo maggiore di Castellamare di Stabia (Na). Tuttavia mi sembra difficile stabilire che Bernardo Valentino possa essere definito allievo del Colombo visto che le opere certe da lui realizzate ricadono, per il momento, nell’intervallo di tempo tra i primi anni ’40 e gli anni ’50 del Settecento mentre il famoso artista napoletano morì nel 1731. Simile è un’opera scultorea rappresentante l’Immacolata Concezione attribuita a Giuseppe Picano. L’opera è sempre settecentesca ma probabilmente postuma rispetto al simulacro di Larino. Questa statua si trova nella chiesa di San Nicola di Casaletto Spartano nel Cilento. L’attribuzione è della storica dell’arte Rosa Carafa. Giuseppe Picano nella sua vita artistica venne a contatto anche con le opere e l’arte di Giuseppe Sanmartino e di altri importanti artisti dell’epoca. Tuttavia, il padre di Giuseppe Picano fu lo scultore Francesco Antonio Picano che fu frequentatore della bottega e collaboratore di Giacomo Colombo e, quindi, sicuramente influenzò le produzioni artistiche del figlio e di altri scultori di quell’epoca e ambiente.

Tutto questo conferma l’appartenenza dell’arte di Bernardo Valentino ad un preciso arco temporale, ad un luogo e a quel salotto culturale e artistico che ha caratterizzato il settecento napoletano. È interessante che una delle poche opere certe di questo bravo scultore “napoletano” sia presente a Larino, è enigmatico che la sua bravura non abbia prodotto la fama che avrebbe meritato. Di sicuro, la sua opera mi ha permesso di “viaggiare” nell’arte.☺

 

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