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Fedeltà creativa

È un’esegesi di misericordia, che non solo mette a fuoco ogni ministero in termini di benignità, pastorale e dottrinale, ma spalanca lo sguardo verso un ecumenismo deciso e verso un dialogo interumano più profondo.

Un canto all’amore

L’esortazione potrebbe essere intitolata via amoris perché indica concretamente un cammino da percorrere che è gioia per tutta l’umanità. Così il primato dell’amore è confermato al di sopra di ogni situazione letta dottrinalmente e giuridicamente.

Il luogo principe di “esperienza del perdono” non è più, anzitutto, una “procedura giudiziaria” di non imputazione del peccato, ma luogo terapeutico di guarigione dalle distorsioni che il peccato grave introduce nella vita del battezzato. E va notato che già Trento aveva in sé questi due registri, quello giudiziale e quello terapeutico.

Il 6 agosto 2015, festa della Trasfigurazione, Papa Francesco – facendo seguito all’Enciclica Laudato si’ – ha istituito per l’intera Chiesa cattolica la Giornata mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, fissandone la data al 1 settembre.

Nuova sapienza

Occorre ritrovare una sapienza che l’enciclica suggerisce nei principi operativi che consegna, densi di significati appropriati: sicurezza ambientale, contro la fame, la violenza, le guerre, le mafie; sviluppo “il nuovo nome della pace”, come già indicò Paolo VI, ma prosperano gli affari e i conflitti della terza guerra mondiale in corso;

L’auspicio di un futuro migliore per tutti porta con sé scelte e azioni precise. I ripetuti richiami all’ecologia come “cura della casa comune” e alla “difesa delle popolazioni” espropriate ed impoverite sono espresse con un linguaggio sapienziale e insieme militante in cui vibrano decisione e semplicità. La semplicità di Francesco non è affatto ingenuità: si tratta piuttosto di una visione altra.

La gioia dell’amore

Come società, abbiamo privato della loro voce i nostri anziani – questo è un peccato sociale attuale! – li abbiamo privati del loro spazio; li abbiamo privati dell’opportunità di raccontarci la loro vita, le loro storie, le loro esperienze. Scartandoli, scartiamo la possibilità di prendere contatto con il segreto che ha permesso loro di andare avanti.

Uno sguardo diverso

La storia personale e la coscienza dei soggetti diventa rilevante per la recezione della dottrina. Senza questa recezione la migliore dottrina resta lettera morta. “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (37); perciò la coscienza “deve essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa” (AL 303).

Si comprende appieno la reclamata necessità – enunciata in Amoris laetitia n. 36-37 – di un’autocritica per le modalità con cui è stato presentato il matrimonio: “una idealizzazione eccessiva”, un “ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificialmente costruito, lontano dalla situazione concreta delle famiglie così come sono”, ottenendone tre magri risultati.